The Elephant Man di David Lynch torna in sala a 40 anni dall’uscita: la storia vera e le curiosità

Il capolavoro visionario di David Lynch torna nelle sale italiane dal 21 settembre in una versione restaurata con la supervisione del regista. Debuttava al cinema nel 1980: è tratto dalla vera storia di John Merrick, che a causa del suo fisico deforme venne sfruttato come fenomeno da baraccone nell’Inghilterra dell’800.

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In occasione dei 40 anni dall’uscita, torna al cinema uno dei grandi capolavori della storia del cinema: “The Elephant Man” di David Lynch è nuovamente nelle sale italiane dal 21 settembre, nella versione restaurata a cura di StudioCanal con la supervisione dello stesso regista, distribuita da Cineteca di Bologna, già vista in anteprima al festival Il Cinema Ritrovato.

La pellicola venne presentata per la prima volta a New York il 2 ottobre 1980 e uscì negli Usa il 10, per essere distribuita in Italia solo dal 12 marzo 1981.

Opera seconda di Lynch dopo il folgorante esordio di “Eraserhead”, “The Elephant Man” è un cult assoluto ispirato a una storia vera: racconta la vicenda di colui che è conosciuto come John Merrick (in realtà si chiamava Joseph), cittadino britannico che nel XIX secolo divenne famoso per la sua deformità causata per ragioni ancora sconosciute, probabilmente da ricondursi a un mix di neurofibromatosi e sindrome di Proteo. Il corpo di Merrick presentava visibili deformazioni nella sua interezza, esclusi i genitali ed il braccio sinistro. Divenne un fenomeno da baraccone, esibito come attrazione da fiera sino a quando, nel 1886, i freak show furono dichiarati fuori legge nel Regno Unito. Dopo un breve periodo in Belgio, dove subì maltrattamenti, tornò a Londra dove venne aiutato dal dottor Frederick Treves, che gli assicurò sostegno, cure e un letto in ospedale. Merrick si dedicò alla scrittura, ma morì l’11 aprile 1890 all’età di 27 anni, probabilmente a causa di un soffocamento accidentale nel sonno: si ritiene che avesse cercato di distendersi, benché normalmente fosse costretto a dormire seduto a causa del peso della testa.

Filmato in uno straordinario bianco e nero di Freddie Francis e accompagnato dalle musiche di John Morris, il capolavoro visionario di Lynch è un cult che ha rivoluzionato l’horror, invertendo le dinamiche tra “mostro” e spettatore. Il cast comprende il compianto John Hurt nel ruolo di John Merrick e Anthony Hopkins in quelli di Frederick Treves. Con loro, Anne Bancroft (Mrs. Kendal), John Gielgud (Carr Gomm), Wendy Hiller (Madre Shead), Freddie Jones (Bytes), Michael Elphick (guardiano notturno), Hannah Gordon (Mrs. Treves), Helen Ryan (Principessa Alexandra), John Standing (Fox).

1 Il soggetto è tratto  dai libri “The Elephant Man and Other Reminiscences” (1923) di Frederick Treves e “The Elephant Man: A Study in Human Dignity” (1971) di Ashley Montagu. Venne inizialmente proposto a Terrence Malick, che però rifiutò di dirigerlo. Lynch rimase immediatamente colpito dalla storia e accettò.

2 La pellicola è stata nominata a 8 Oscar (film, attore, regia, sceneggiatura, scenografia, costumi, montaggio, musiche), senza vincerne nessuno. Quell’anno a primeggiare agli Academy Awards furono “Gente comune” e un altro film in bianco e nero, “Toro scatenato” di Martin Scorsese.

3 Tra i produttori figura Mel Brooks, regista di tanti film comici come “Frankenstein Jr.”, che però ha preferito non apparire nei credits per evitare fraintendimenti sul genere.

4 Il trucco realizzato per John Hurt si baserebbe sui veri calchi delle deformità di Merrick, di cui alcune parti del corpo furono conservate per la scienza.

5 In un piccolo ruolo troviamo Frederick Treves, attore e pronipote del vero dottor Treves.

Valeria Morini, Cinema.fanpage.it

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