Segreti e bugie: «Baby» all’atto finale. Alice Pagani: «Siamo cresciute»

Nessun segreto dura per sempre. E anche per le serie fortunate, come Baby, arriva la stagione finale. La numero 3, con gli otto episodi diretti da Andrea De Sica con Letizia Lamartire e Antonio Le Fosse, ricchi di svelamenti e rivelazioni, prodotti da Fabula Pictures, sono da oggi su Netflix. Il racconto — molto liberamente ispirato al caso di prostituzione minorile dei Parioli — di turbamenti, inciampi e speranze di due ragazze, Chiara e Ludovica (Benedetta Porcaroli e Alice Pagani) e del loro gruppo di amici di Roma Nord si arricchisce di qualche nuovo arrivo, come Anna Lou Castel, figlia di Asia Argento e Morgan, nei panni di Aurora. Che si aggiunge ai personaggi già popolari: Brando Pacitto (Fabio), Mirko Trovato (Brando), Lorenzo Zurzolo (Niccolò), Isabella Ferrari (Simonetta) e Claudia Pandolfi (Monica).

Ma, soprattutto, si muove verso nuove strade. Ne è convinta Alice Pagani, almeno per quel che riguarda la sua Ludovica. «Sono felice di aver potuto mostrare il suo percorso: ha capito di dover crescere, imparare a contare su sé stessa. Di questi tempi, difficili, c’è bisogno di far circolare la parola responsabilizzazione. Io la sento verso il pubblico di Baby, più vasto di quanto potessimo immaginare e composto da tantissime ragazze». Cambia, racconta anche il rapporto con la madre Simonetta (Isabella Ferrari). «Lei l’ha sempre rifiutata e ha fatto scelte sbagliate. Ora prova a chiederle aiuto, capisce che casa è anche l’abbraccio di tua mamma. A volte siamo noi figli che rendiamo impotenti i nostri genitori». Nella vita, al contrario, lei è stata fortunata. «La mia famiglia mi ha sempre supportata e io ho fatto di tutto per essere all’altezza. I loro sacrifici li sento dentro di me». Grande sostegno anche da Andrea De Sica con cui sta girando Non mi uccidere, un fantasy. «Storia di una ragazza pronta a ribaltare ogni schema per amore. Crescere significa anche star da sola e combattere, soprattutto noi donne: tiriamo fuori la forza che è in noi».

Stefania Ulivi, Corriere.it

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