Un piccolo “Loft” sfida i giganti delle produzioni televisive

«Entrare nel mercato tv e delle piattaforme digitali? Siete follemente ottimisti». Poche parole dette da una bravissima addetta stampa di uno dei più grandi broadcaster mondiali due anni e mezzo fa allo sparuto gruppo che costituiva il nucleo primordiale di Loft Produzioni (ultimo nato dei rami aziendali della Società editoriale il Fatto). Alla rilettura oggi quelle frasi sono un monito e una spinta ancora a crescere per la factory tv di Seif. L’11 ottobre del 2017 alle 23,30 di un mercoledì, il canale Nove del gruppo Discovery Italia mandava in onda infatti la prima puntata de La Confessione condotta da Peter Gomez e ideata con Luca Sommi, regia di Matteo Forzano. Il primo format targato Loft. Emilio Fede, quasi una maschera di cera, per 25 minuti ripercorreva, puntiglioso, luci e ombre di una carriera lunghissima, fatta di terribili sbandate sul finale. Gomez lo incalzò con garbo e qualche piccolo incespicamento. Il test, alla prova degli ascolti, era andato bene: i 12 per cento circa di share. La critica televisiva, dopo qualche puntata, cominciava ad accorgersi che c’era una piccola novità nel panorama dell’informazione. Cesare Lanza, una volpe argentata del giornalismo e dell’autoraggio per il piccolo schermo, scriveva sul suo online ildecoder.com : «Il tono de La Confessione è serio, ma non serioso, e di fronte ad una difficoltà dell’intervistato, il conduttore e giornalista sa fare un passo indietro». «Non concede familiarità e giustamente dà peso alla formalità. Buona anche la scenografia, che rimanda alla silhouette idealtipica del late show americano e l’uso parco del sottofondo musicale. Viva dunque La Confessione perché è il programma più intelligente dell’intera stagione tv». Il preludio, perché nel 2018 il programma vinse il #TvTalkawards come miglior nuovo programma d’informazione per la stampa specializzata. Lanza aveva centrato tra i primi quello che sarebbe stato lo stilema del progetto voluto fortemente dall’amministratore delegato Cinzia Monteverdi. Un loft in stile newyorkese al piano base della sede del gruppo editoriale, trasformato in studio tv e ricavato da una chiesa sconsacrata costruita negli anni ’50 da un ordine di monaci francesi. La “casa” di programmi come The Match con Andrea Scanzi, Belve condotto da Francesca Fagnani e Accordi & Disaccordi con Luca Sommi e lo stesso Andrea Scanzi. Programmi, ad oggi 123 puntate in tutto, che hanno saputo trovare quello che nel gergo dei media, si definisce: posizionamento. Con uno stile politicamente scorretto e mai scevro dalla peculiarità della notizia. Così sono nate alcune esclusive, come quando Alessandro Di Battista ha rivelato per la prima volta ad Accordi & Disaccordi la sua intenzione di tornare a correre per il Parlamento. O quando Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, rivelò a Peter Gomez nei dettagli il violentissimo alterco avuto con l’ex premier, Matteo Renzi o, in ultimo, le motivazioni che hanno spinto Maurizio Costanzo ad iscriversi alla Loggia massonica P2 e il suo ravvedimento con quel «sono stato un cretino» ripetuto più volte alle nostre telecamere. E poi le rivelazioni a Francesca Fagnani delle molestie sessuali subite dall’attrice Claudia Germi e la cantautrice Paola Turci. Ora però è il momento per la bella squadra di Loft Produzioni di andare a giocare un altro campionato, quello ben più impegnativo delle prime serate e con altri formati e linguaggi. Da fine settembre sbarcherà la serie di documentari dal titolo Enjoy per il prime rime di Nove racconta. Tre docu presentati da Peter Gomez e firmati con Luca Sommi, Matteo Billi, Francesca Di Giuseppe e Luca Lancise. Si racconteranno i mondi della droga, del porno 2.0 e del lusso. E si partirà proprio dalle inchieste, dai reportage e dalle storie raccontate nei numeri di questo mensile, Fq Millennium. E il documentario, dopo gli esperimenti riusciti con il genere crime con Raffaele Sollecito, firmato da Alessandro Garramone e Annalisa Reggi, per il canale tematico Crime+Investigation, e L’altro mondo – in viaggio con Alessandro Di Battista girato dal regista spagnolo, Luis Prieto (andato in onda su Sky Atlantic), saranno ancora al centro di uno dei settori di maggior produzione di Loft, con un progetto, tra i vari, che vedrà protagonista anche una giornalista e scrittrice. Ci sono poi le sfide ambiziose per costruire un access legato alle news, con la direzione artistica di Duccio Forzano. Visto che la tv si appresta già in autunno ad affrontare un’altra rivoluzione epocale – Apple, Disney e Warner entreranno infatti di prepotenza sul mercato delle piattaforme video per fare la guerra con film, serie tv, show e servizi in streaming a Netflix, Sky e Amazon-noi di Loft, dei lillipuziani in confronto con l’app Loft e il sito www.iloft.it (partiti a novembre del 2017), dovremo andarci a ritagliare la nostra piccola fetta di mercato in Europa. Siamo a 8 mila abbonati circa e contiamo di arrivare a 45/50 mila in pochi anni. Con titoli che vedranno protagonisti Tomaso Montanari, Barbara Alberti, Antonio Padellare, Silvia Truzzi, Marco Lillo e tanti altri nomi estranei al mondo del Fatto. Ci sarà spazio per le inchieste (tanto) e per la satira. Dovremo essere sempre più bravi ad analizzare i dati di consumo dei contenuti e di navigazione degli abbonati per capire come profilare al meglio la promozione dei singoli formati. E cercare il più possibile di coinvolgere direttamente l’abbonato. Un esempio è il recente esperimento legato alle Loft Masterclass (in uscita ad ottobre), dove proprio gli abbonati potranno interagire in studio con il talent che impartisce una vera e propria lezione, scrittore, giornalista o regista che sia. Il domani è già ora in questo settore e noi di Loft vogliamo tracciare, con gli utenti, un solco importante.

David Perluigi*, FQ Millennium

*Direttore esecutivo Loft Produzioni

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