Festival di Cannes: il “caso Maria Schneider” irrompe sulla kermesse

Lo scandalo sulla Croisette irrompe con l’arrivo del film “Maria” al Festival di Cannes, diretto da Jessica Palud e ispirato alla biografia di Maria Schneider scritta da Vanessa Schneider, cugina dell’attrice. Il film rivela i tormenti di Schneider, nota per il suo ruolo accanto a Marlon Brando in “Ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci, un film che ha oscillato tra la censura e il plauso. Questo biopic, tuttavia, getta nuova luce sui drammi che hanno segnato la vita dell’attrice dopo quell’esperienza. In particolare, evidenzia una scena traumatica in cui a Schneider, all’epoca diciannovenne, è stato imposto di simulare un atto di sodomia con il burro, un momento che ha avvolto il set in un silenzio assordante.

La regista, come riportato su Corriere.it, si astiene dal giudizio diretto, affermando: “Ho dipinto un ritratto di quella società attraverso gli occhi di Maria Schneider. Ammiravo Bertolucci, di cui sono stata stagista per ‘The Dreamers’. Tutto è stato messo sotto silenzio in nome dell’arte. Il film solleva interrogativi sulla integrità, i limiti dell’arte, il tradimento, tutto attraverso la prospettiva di Maria“. Palud riflette sul dolore di Schneider, sottolineando che quando quest’ultima ha raccontato ciò che era accaduto, nessuno l’ha ascoltata, né protetta. “Come racconta la cugina, Schneider è uscita danneggiata da quel film, ha iniziato a drogarsi, veniva insultata per strada, associata a un oggetto sessuale“, afferma la regista.

Palud cerca di comprendere a pieno l’esperienza di Schneider, affermando: “Non sono preparata né alla gloria né allo scandalo. Mi sono concentrata sulla libertà della tormentata Maria dai ricci neri, disordinati come lei, e sulle conseguenze della sua libertà. Il film è dedicato a lei, scomparsa nel 2011, a 58 anni”. Nel cast figurano Annamaria Vartolomei nel ruolo di Maria Schneider, Matt Dillon nei panni di Marlon Brando e Giuseppe Maggio nel ruolo di Bernardo Bertolucci.

Il coinvolgimento della cugina di Maria Schneider, Vanessa Schneider, nella biografia che ha ispirato il film aggiunge un tocco di autenticità alla narrazione. Il film sembra sollevare importanti questioni riguardanti il potere nell’industria cinematografica, l’integrità artistica e il trattamento delle persone coinvolte nella creazione di opere d’arte.

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