‘Mulan’ è in carne e ossa: “Senza Mushu ma con spada e talento”

In uscita il 26 marzo, l’eroina cinese Disney è ora un live-action diretto da Niki Caro. La combattiva ragazza è interpretrata da Yifei Liu: “Ha un talento sconfinato, ha girato senza controfigura, abilissima nella spada e nelle arti marziali”

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“Non vola appesa ai fili come le eroine della La tigre e il dragone, combatte con la forza terrena del suo corpo di giovane donna”. La Mulan firmata da Niki Caro omaggia il classico Disney ma propone una lettura più realistica e contemporanea, rinunciando coraggiosamente a personaggi irresistibili come lo spiritello rosso a forma di drago, Mushu, scegliendo una chiave più intima e al tempo stesso raccontando un viaggio di emancipazione universale. Preceduta dalle polemiche dopo l’appoggio della protagonista Yifei Liu al governo cinese rispetto ai moti di Hong Kong, Mulan ha scelto l’Italia per un primo assaggio del film, che uscirà sui nostri schermi il 26 marzo, un giorno prima rispetto agli Stati Uniti. Tra i protagonisti Donnie Yen nel ruolo del comandante Tung, Jason Scott Lee sarà Bori KhanYoson An come Cheng Hongui e Jet Li come imperatore della Cina.


Il racconto di Mulan, giovane di un piccolo villaggio cinese che per proteggere la sua famiglia si traveste da uomo e risponde alla chiamata alle armi dell’imperatore, prende il posto del padre malato e si arruola nella leggendaria Armata Imperiale cinese per difendere il paese dagli Unni, attinge non solo al cartoon, ma anche alla leggenda cinese che risale al 700. “La prima cosa che mi ha sorpreso – ha raccontato la regista neozelandese – è stata realizzare che l’amatissimo film animato non era il racconto originale, che era invece una ballata cinese sul personaggio che si pensa risalga al 700. Ogni bambino in ogni angolo della Cina conosce la storia, tramandata generazione dopo generazione. Progettando un film io volevo rendere omaggio a entrambe le versioni, e rendere questo viaggio reale”. Nikola Jean Caro, 53 anni di Wellington, si è fatta notare soprattutto con La ragazza delle balene, che nel 2002 vinse molti premi, la giovane attrice Keisha Castle-Hughes fu candidata all’Oscar come protagonista. Anche per Mulan la scelta della protagonista – che doveva essere cinese anche per non incorrere alle accuse di ‘white washing’, sbiancamento dei personaggio, è stata titanica: “Abbiamo perlustrato la Cina in lungo e largo, tutti i piccoli villaggi. Dopo un anno eravamo a mani vuote. Abbiamo deciso allora di ricominciare da capo, siamo tornati in Cina e contattato tutte le attrici che al primo giro non erano disponibili e l’abbiamo trovata. Sia io che Yifei Liu siamo convinte che lei sia nata per essere Mulan.

All’inizio la Disney aveva contattato Ang Lee per dirigere Mulan, il regista aveva altri impegni, ma nel progetto è coinvolto il produttore di La tigre e il dragone. “È un film fondamentale per noi occidentali, un ponte tra la tradizione del film di arti marziali orientali e il pubblico vasto d’Occidente. Presentato per un pubblico larghissimo in occidente ha un produttore storico, Bill Kong. “È stata la prima persona con cui ho parlato di questo progetto, è diventato un padrino, un mentore per me e per il film. Ma anche se ho amato il suo lavoro vent’anni dopo, sapevo che era necessario affrontare la tematica in modo completamente diverso. Pur avendo apprezzato quel film epico, e il lavoro fatto con la sospensione dei guerrieri attraverso i fili, mi sono detta che la mia Mulan doveva essere più radicata nel terreno, più fisica nel modo di muoversi e in linea con quel che può fare il corpo di una giovane donna. Abbiamo un’attrice dal talento sconfinato, Yifei Liu fa la maggior parte delle scene senza controfigura, essendo abilissima sia nella spada che nelle arti marziali, nonché provetta cavallerizza. Oltre a questo è intelligentissima e sa anche cantare”.

“Il cartoon leggendario è un pezzo di storia a sé stante. Per questo era inconcepibile ricreare nel live il personaggio di Mushu, che nel cartoon era perfetto. Noi puntiamo su una storia più realistica intima ed epica”. Assente l’umorismo folgorante di Mushu, che nella versione originale era doppiato da Eddie Murphy, “le parti divertenti ora sono quelle che vedono Mulan travestita con il mondo di uomini che la circonda, l’aspetto comico è quel suo travestimento”. Del cartone la regista ha però conservato “diversi punti, come omaggio. Come la sequenza in cui si combinano il matrimonio e quella della valanga, che non era in sceneggiatura e che ho fatto inserire io di nuovo”.
A Hollywood, con l’eccezione di Kathryn Bigelow, c’è sempre un po’ di sospetto verso le registe alle prese con scene d’azione. “Invece è stata la cosa più naturale del mondo: non avevo girato nulla di simile e sono impazzita per la passione. Ma sottolineo la differenza di questo film e gli altri action che in genere partono con l’idea di essere ‘cool’ e invece qui ogni pezzo di azione è dentro la storia di Mulan, la sua anima. Sono scene realistiche, vere. La mia Mulan è durissima, tosta”. Niki Caro ha le idee chiare sul messaggio che porta al pubblico questo film. “Sulla spada del padre di Mulan sono incisi tre caratteri cinesi, che significano leale, impavido e sincero. Mulan nel film indubbiamente prova di essere leale e impavida, ma finché è mascherata da uomo non è sincera: solo quando mostra la sua vera identità riesce ad essere potente in modo sincero e magnifico. Questo è il messaggio. C’è una battuta di Gong Li nel film: ‘È impossibile una donna che guida un esercito di uomini’. Ecco, in fondo è quel che ho cercato di fare io, non cercando di essere un uomo ma esprimendo tutta la mia essenza femminile e devo dire che mi sento del tutto a mio agio come donna in questo mondo”.
“Il messaggio è nella storia originale, e per questo il viaggio è così appassionante: Mulan da ragazzina di un villaggio si trasforma in un uomo, in un soldato, in un guerriero, in un eroe. In fondo il suo viaggio di rappresenta tutti. È femminile ma c’è una fluidità di genere che rende il messaggio valido per tutti e in fondo questo suo viaggio ci rappresenta tutti”. La regista condivide la sua sensazione alla fine dell’impresa titanica che è stata realizzare questo kolossal.
“C’è una scena in cui durante addestramento militare di Milan ancora travestita da uomo, le viene assegnato un compito che è stato dato a tutti i giovani che non sono riusciti a compiere: raggiungere la vetta di una montagna con due secchi pieni di acqua. Noi seguiamo il suo percorso con la steady-cam e a un certo punto si rivela lo sfondo, siamo in cima alla montagna. Ecco, la mia sensazione oggi è questa”.
In fondo non è un progetto così lontano da quelli che ha già fatto, “io Mulan lo considero un po’ La ragazza delle balene con un’iniezione di steroidi. Torna il tema della leadership, di quali sono le qualità per essere un vero capo. Questo è il messaggio più importante che io seguo come insegnamento anche nella vita. E quando fai un film con 900 persone di troupe in fondo è una bella prova che ho cercato di affrontare da guerriera con grazia”. Rispetto alla cultura cinese che è centrale nel film, la regista ricorda “durante la mia carriera ho fatto molti film che non riguardavano la mia cultura. Tengo moltissimo ad approfondire ogni dettaglio, faccio, ricerche approfondite. Sento una grande responsabilità nell’assicurare che ci sia specificità culturale. Anche perché più sei specifico sul fronte culturale più sei universale. In questo film l’espetto prettamente cinese sul fronte culturale è la assoluta devozione verso la propria famiglia, che è molto importante anche per la cultura italiana”.

Repubblica.it

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