L’ispettore Coliandro

La Tv di Maramaldo

Ne abbiamo visti tanti, in televisione, di grandi e popolari investigatori. Da Maigret a Perry Mason, da Sherlock Holmes al tenente Colombo, da Derrick a Nero Wolfe, da Poirot a Ellery Queen, da miss Marple a Philip Marlowe, e ancora a Philo Vance, padre Brown, a Kojak, all’ispettore Tibbs fino all’ultimo e inatteso divo, Rocco Schiavone. E tanti altri che al momento non ricordo. Eppure uno spazio importante, in questo nobile elenco, se lo merita un outsider, che probabilmente – leggendo – neanche vi è venuto in mente.
È l’ispettore Coliandro, che ieri sera è tornato, su Rai2, con un nuovo ciclo di 4 episodi. C’era tanta attesa e aspettativa, da parte del pubblico e dell’azienda. E pensare che Coliandro fu trasmesso per la prima volta nel 2006 come una scelta di ripiego estiva. Il personaggio nasce dall’ingegno dello scrittore Carlo Lucarelli, che lo volle protagonista dei romanzi thriller “Falange armata” e “L’ombra del lupo”. Li ho letti entrambi e non ne conservo una nostalgica opinione (un mio amico li definí addirittura imbarazzanti). La serie tv, invece, non mi dispiace affatto. Per chi non la conoscesse, è un mix di poliziesco e commedia, che racconta le peripezie di un poliziotto bolognese (più precisamente nei romanzi è bolognese, ma nella serie sfodera un accento napoletano) che si ritrova in situazioni più grandi di lui. Un mezzo matto, un po’ fascistello, che vive con il mito dei film polizieschi e sopratutto di Clint Eastwood. L’iter della puntata è sempre il solito: Coliandro si ritrova a che fare con una donna: dapprima non la sopporta, puntualmente poi se ne invaghisce. La ragazza lo mette in mezzo in una situazione pericolosa, che Coliandro risolve per puro caso – perché non brilla certo per acume – e, dopo aver risolto il problema, riceve, quasi sempre, una punizione dai superiori per qualche puttanata che ha commesso. E la ragazza di turno ovviamente lo molla.
Nella puntata di ieri, Coliandro si è ritrovato a dover proteggere un’artista giapponese, sorella di un pentito della Yakuza, che si era immischiata in una faccenda delicatissima. Non ve la racconto, vi invito a recuperare il telefilm – qualora non lo abbiate visto – sul sito e sull app di Raiplay, il servizio on-demand della Rai. Anche se, stavolta Coliandro ha un po’ deluso per 2 motivi: 1) la storia non è un granché, poca azione e suspence; 2) la comicità ha preso il sopravvento sull’intrigo.
Aggiungo però anche tre buoni motivi per cui vale la pena di vedere la puntata: 1) Giampaolo Morelli, con la sua interpretazione sopra le righe di Coliandro, convince sempre; 2) la sceneggiatura di Carlo Lucarelli – il dominus creativo della serie – presenta alcuni momenti degni del miglior Quentin Tarantino; 3) la regia dinamica dei Manetti Bros riesce a dare al prodotto un’impressione di serie tv internazionale. In soldoni, non è un capolavoro d’intrattenimento, ma assolve il suo dovere di realizzare un prodotto di onesto – ed esteticamente curato – divertimento audiovisivo.

M.

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