Piero Chiambretti racconta il Covid: “Ero in condizioni estremamente critiche, ho ancora gli incubi”

Piero Chiambretti racconta la spaventosa lotta al Covid-19, malattia della quale si è ammalato e che gli ha portato via l’adorata madre Felicita: “Le mie condizioni erano estremamente critiche. Non mi restava altro da fare che aspettare che il mio corpo reagisse, difendendosi da questa aggressione micidiale”. E lancia un appello: “Non mi stancherò mai di ripeterlo: attenzione, attenzione, attenzione”.

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Piero Chiambretti racconta dalle pagine di Libero la sua lotta al Covid-19. Il conduttore di Tiki Taka fu ricoverato a marzo, quando l’Italia era appena sprofondata nell’incubo della pandemia. Quel virus gli ha portato via mesi di serenità e, soprattutto, l’adorata mamma Felicita, morta di Covid dopo essere stata ricoverata insieme al figlio. “Questo virus non è uno scherzo, produce una morbo grave

Dal quale si viene fuori soltanto se muniti di un fisico sano e se si gode di tanta fortuna. Ecco perché sono spaventato e particolarmente preoccupato”, dichiara il conduttore ancora provato:

“Da una parte, mezzo Paese sembra non avere contezza della perniciosità di tale male; dall’altra, i provvedimenti messi a punto da esecutivo e comitato tecnico-scientifico si sono dimostrati facili da aggirare. Quando vedo feste di decine di persone in casa o affollate discoteche all’aperto, mi accorgo che qualsiasi regola diventa una lotta contro i mulini a vento. È ancora assente un profondo senso di responsabilizzazione da parte della società intera, elemento che sarebbe più efficace rispetto a qualsiasi protocollo. Non mi stancherò mai di ripeterlo: attenzione, attenzione, attenzione”.

“È un sacrificio portarlo (la mascherina, ndr)? Macché, il vero sacrificio sarebbe non adoperarlo”, dice ancora Piero riferendosi ai dispositivi di protezione individuale da indossare obbligatoriamente in tutte le situazioni di esposizione al rischio. Chiambretti ne parla con cognizione di causa. Ha sperimentato la malattia sul suo corpo e può descrivere gli effetti devastanti:

“Di notte sono ancora assalito dagli incubi. Sogno la mia degenza in ospedale. Eccomi di nuovo lì, smarrito, circondato da medici e infermieri di cui non scorgo neanche gli occhi, dato che sono sigillati nelle loro tute ermetiche. Giravo dei video con il telefonino, scattavo fotografie, intenzionato a documentare quella realtà deformata in cui ero precipitato da un momento all’altro. Le mie condizioni erano estremamente critiche. Non mi restava altro da fare che aspettare che il mio corpo reagisse, difendendosi da questa aggressione micidiale. Fortunatamente mi è stato concesso di utilizzare il telefonino, che è stato un elemento di grande sostegno”.

“La paura è tuttora pazzesca”, rivela ancora il giornalista che non si ritiene “definitivamente immune dal contagio. Visto che si sente tutto e il suo contrario, sono ancora più cauto di prima, in fin dei conti si tratta di un virus che non conosciamo bene. Infettarsi è fin troppo facile, avviene persino quando ti sei attenuto ad ogni prescrizione”. Il suo corpo gli ha fornito la risposta immunitaria necessaria a trascinarlo lontano dall’incubo della malattia, ma Chiambretti non si sente ancora al sicuro:

“Testa e fisico rispondono al loro meglio. Ho scoperto in me una forza che non credevo di possedere. A mente fredda mi chiedo come abbia fatto ad uscirne. Bisogna tirare fuori gli attributi. Sono più forte. Però pure più fragile. Del resto, mi rendo conto che non ci sono le garanzie per compiere programmi a lungo termine, quindi affronto ogni cosa giorno per giorno. Ho acquisito maggiore concretezza. Chiedo al Signore che non mi succeda mai più e che questa pandemia possa terminare per tutti”.


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