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Schlein non andrà a “Belve”? È nel suo diritto, non criticatela

(di Tiziano Rapanà) Io davvero vorrei capire il cuore della questione, perché non mi è chiaro. Cosa c’è di sbagliato nel diniego? Elly Schlein ha detto no ad una possibile partecipazione alla nuova edizione di Belve (Rai 2, prima serata), condotta da Francesca Fagnani. Inizialmente pare ci sia stato il pensiero per un sì, poi il tempo del ripensamento. Penso sia una cosa normalissima. Non è mica un niet suggerito dalla protervia nel non voler prendere parte ad un contesto popolare: quei niet non fanno frutto. È stato il frutto di una valutazione e non è il caso di congetturare o peggio ancora criticare, come ho letto sui siti o giornali. Le persone ponderano una scelta, soppesano i pro e i contro e la segretaria del Partito Democratico è giunta alla conclusione che è meglio declinare. È nell’ordine delle cose e i giornali non dovrebbero giudicare. Belve è una trasmissione interessante che può contare su un folto seguito di fan. Il refrain è sempre lo stesso: che belva si sente? E che ne so! Mai uno che dica un orangotango e non tanto per citare vecchie filastrocche infantili ma soltanto per il gusto di dirlo. Orangotango… E perché mai? Suona bene, tipo il Manuel Fantoni del film Borotalco. Nessuno dice: “Bradipo pigmeo tridattilo”. E invece riecco spuntare le tigri, i leoni, e mai una volta che fosse una belva vera a rispondere. Francesca Fagnani si accontenta di intervistare gente vera. Addirittura vip. La patafisica non accompagna gli autori a fare qualcosa in più. Un’intervista ad un bel ghepardo o ad uno squalo. E lo squalo ne avrebbe da dire. Ad esempio potremmo sapere se gli sia piaciuto o meno l’omaggio di Steven Spielberg: lo ha ritenuto offensivo o fin troppo adulatorio? E i sequel li ritiene all’altezza dell’originale? Ora, posso provare interesse per gli esseri umani? Nì. Belve ha molti punti di forza: “botta e risposta” gradevoli, la giornalista fa domande stuzzicanrti, l’ironia è iper presente e pungente al momento opportuno… ma vuoi mettere la rana viola? Ad una rana si può chiedere se si sente una belva o un animale indifeso. E poi aggiungere: secondo lei, il viola porta male? Questo ad un artista non lo si può chiedere, tutto pronto a costruire un’idea di sé fin troppo perbene. Non so se siano peggio i cavalcatori della rettitudine o i piagnoni a mezzo stampa. Fagnani tenta di sradicare l’ipocrisia che riluce nel pensato di molti ospiti. A volte ci riesce. Spero che la prossima edizione porti mutazioni significative nella composizione del programma, con l’auspicio di vedere novità accattivanti. E smettetela di criticare la segretaria Schlein.

tiziano.rp@gmail.com

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