Stefano Bollani torna in Tv con Valentina Cenni: “Facciamo un programma che non esiste”

Il musicista e l’attrice, compagni in scena e nella vita, atterrano dal 15 marzo su Rai3 con Via dei Matti numero 0. Un programma ispirato alla celebre canzone di Sergio Endrigo ma non solo, con cui provano a parlare di musica prima di cena insieme a ospiti che vanno da De Gregori a Zalone, da Bennato a Vanoni: “Il titolo fa riferimento a un indirizzo che non esiste e dove quindi, per estensione, può accadere di tutto”.

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Dall’arrivo di Franco Di Mare alla direzione di Rai3 lo spazio dell’access, quello che precede la prima serata, ha subito un restyling importante. Terminata temporaneamente l’avventura di Geppi Cucciari con Che succ3de?, che tornerà in autunno, dal 15 marzo arrivano Stefano Bollani e Valentina Cenni con Via dei Matti numero 0, dal lunedì al venerdì alle

ore 20.20. Uno spazio nuovo, diverso, in cui si parlerà di musica senza confini e senza precise coordinate che non siano i gusti della coppia alla conduzione (e anche nella vita). Abbiamo intervistato Bollani e Cenni per capire meglio il senso di questo progetto che proseguirà per un totale di 35 puntate, coincidendo peraltro con l’uscita di “El Chakracanta / Live in Buenos Aires”, nuovo album orchestrale di Stefano Bollani.

Partiamo dal titolo, una frase che è omaggia dichiaratamente “La Casa” di Sergio Endrigo. Ci sono sottotesti che non ho colto?
Valentina: Ce ne sono tanti oltre a Endrigo. Sicuramente c’è il Brasile di Vinícius de Moraes che questa canzone l’aveva scritta e che Endrigo ha tradotto. C’è la parola “matto”, colui che guarda e legge il mondo da un punto di vista laterale. E poi c’è il numero 0 da cui nasce tutto, un simbolo di partenza per quello che ci piace immaginare come un nuovo abecedario. È soprattutto un indirizzo che non esiste, quindi per estensione un luogo dove può succedere qualsiasi cosa.
Stefano: Rimanda in un colpo, all’infanzia, alla musica, ai matti e al surrealismo. Più di così…

Che tipo di programma televisivo può nascere da un luogo inesistente come Via dei Matti numero 0?
Stefano: È una casa immaginaria che somiglia molto a casa nostra, un’idea di Valentina. Per la prima volta non siamo in uno studio con un pubblico a fare uno show, un po’ per le ovvie ragioni di questo periodo, ma anche perché l’intento era ricreare un ambiente domestico, caloroso. I dischi appoggiati sono nostri, li abbiamo portati per sentirci protetti dagli spiriti che amiamo e ogni sera accogliamo un ospite che ci aiuta ad approfondire un tema. Io da un punto di vista tecnico-musicale, mentre Valentina da un piano cosmico per raccontarci che la musica è linguaggio, rito, condivisione e comunicazione. Il tutto, si spera, con la leggerezza che vorremmo trasmettere. Tant’è che cantiamo. Anche Arbore con “Quelli della notte” riproduceva in Tv il salotto di casa sua. C’è un riferimento?
Valentina: Nel programma vuole esserci quel carattere analogico e giocoso di cui Arbore ha fatto una religione e la sua passione.
Stefano: Non lo aveva notato nessuno, ma dico di sì, assolutamente, anche perché personalmente da ragazzino divoravo Quelli della notte. Arbore è molto presente nella nostra vita, anche perché io e Valentina ci siamo conosciuti dieci anni fa perché ci ha presentati Marisa Laurito, che sarà anche una delle ospiti. A dirla tutta Renzo, anni e anni fa, ci disse che avremmo potuto fare un programma insieme e che Valentina sarebbe stata perfetta.

Il programma avrà una durata di 25 minuti per sera. Non è poco rispetto ai vostri propositi?
Valentina: Sono 35 puntate e 7 settimane, avremo molto tempo per sviscerare gli argomenti. Cercheremo di raccontare un aspetto che ci interessa particolarmente e questa fascia ci piace perché ci ha permesso di fare quello che volevamo e raccontare la musica, legata anche alla memoria, in maniera assolutamente libera.

Nell’ultima esperienza televisiva, “L’importante è avere un piano”, andavate in onda in seconda serata. Ora invece prima di cena. Questo influirà sul linguaggio?
Stefano: Beh sì e questo non ci dispiace, è nostra intenzione sperimentare linguaggi diversi. Abbiamo fatto uno spettacolo teatrale, un programma radiofonico, ora la Tv. La modulazione è sempre diversa a seconda del contesto e, ovviamente, anche il cambio di orario impone una rotta diversa sul linguaggio e gli argomenti da trattare.

Più complesso, o semplicemente diverso?
Valentina: Direi che è semplicemente diverso, ma non difficile. Tutto è venuto molto naturalmente, perché il programma ci appartiene in tutto e per tutto.

Si può dire che la cifra di novità del programma sarà uscire da ogni schema predefinito?
È bello pensare che questo possa avvenire. Ogni volta che arriva un programma televisivo che parli di musica lo si accoglie come un’epifania. Perché è così difficile parlare di musica in TV?
Stefano: Difficile dire perché la musica sia piuttosto assente dalla televisione anche perché, volendo, sarebbe il caso di sottolineare come sia assente anche dai programmi scolastici. Questo è un argomento su cui potremmo, per una volta, interrogarci singolarmente e chiederci: ma questa musica che valore ha? È importante oppure no? Perché se lo è allora vale la pena proteggerla tutti insieme. In un momento in cui tutti ascoltano musica con la cuffietta in casa, con questo proviamo a ricordare che la musica è innanzitutto rito collettivo, nata come momento di condivisione attorno a un fuoco per cantare la gioia, una richiesta agli dei o il lutto per un amico morto. 

Citate l’accostamento tra musica e insegnamento e viene da pensare alla frattura, nella fruizione della musica, tra vecchie e nuove generazioni. Vi ponete anche il problema di parlare ai ragazzi?

Valentina: Non ce lo siamo posto come problema ma, molto naturalmente, abbiamo pensato a un programma che possa parlare a tutti. Il titolo, non a caso, rimanda ai bambini e in fondo piacere ai bambini è un po’ il sogno nascosto di ogni artista. Anche perché non sarà storia della musica, ma il racconto delle cose che ci piacciono andando a pescare in tutta la storia della musica: dalla popolare, al jazz, alla classica, al rock. In questo senso anche gli ospiti rappresentano questa assenza. Valentina: Il primo violino della Scala Laura Marzadori e poi c’è Anastasio, ma ci sono anche Bennato, De Gregori, Marisa Laurito, Ornella, Vanoni, Fabrizio Bosso, Daniele Sepe, Eugenio Finardi, Checco Zalone. È molto trasversale, come noi nella vita.

Stefano, giovedì 18 marzo va in onda il film sulla vita di Renato Carosone per il quale hai curato le musiche. Ci saranno omaggi anche nel programma?
Di Carosone si parla qui e là durante la trasmissione perché è una presenza costante nella mia vita e Valentina lo accoglie con amore. Il film è molto bello perché Lucio è un regista molto delicato e gli attori Eduardo Scarpetta e Vincenzo Nemolato hanno dovuto studiare musica seguiti da Ciro Caravano dei Neri per Caso. Ci siamo sentiti tutti un po’ protetti da Carosone e per quello che mi riguarda era un atto di ringraziamento per quello che lui mi ha dato nonostante non sia mai riuscito ad incontrarlo. Gli ho solo scritto una lettera da bambino e lui mi ha risposto. Quest’occasione rappresentava per me un’occasione per esprimere quello che mi era rimasto da dire e ho potuto scrivere musica originale per accompagnare la vita del musicista che ho amato di più e ho avuto anche la possibilità di risuonare la sua musica, immaginarla per come veniva eseguita al tempo. Come se non bastasse ho fatto anche un cameo, in cui sono il suo maestro di musica. Più di così…

Gli ascolti nemmeno li guarderete?
Valentina: Obiettivi non ne abbiamo. Speriamo che questo programma possa piacere e significare qualcosa nella vita delle persone, portare luce e un po’ di gioia, qualche spunto di riflessione, dare luce a stanze buie nascoste. Siamo curiosi di sapere come andrà, ma non siamo fanatici di ascolti, sentiamo questo programma autentico e nostro. 

Andrea Parrella, Tv.fanpage.it

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