I Negramaro ripartono «Lele suonerà in tour con noi quando vorrà»

Il chitarrista Spedicato si sta riprendendo. La band gli dedica «Cosa c’è dall’altra parte»

Chiamatelo, se volete, spirito del rock. Oppure, più semplicemente vera amicizia. I Negramaro sono tornati ieri sera dal vivo all’Rds Stadium di Rimini dopo aver aspettato che il chitarrista Emanuele «Lele» Spedicato si riprendesse dall’emorragia cerebrale che a bruciapelo lo ha colpito a settembre sul bordo della piscina di casa, proprio mentre la band si preparava ai concerti nei palasport. Tour rinviato. Brutta botta.Mentre Lele si curava di fianco alla coraggiosa moglie Clio (che a novembre lo ha anche reso padre di Ianko), Giuliano Sangiorgi, che della band è il leader ed è pure un uomo prezioso e sensibile, ha scritto le parole e la musica del brano che esce oggi sulle piattaforme digitali: Cosa c’è dall’altra parte. «Quando è successo quello che è successo a Lele, ho pensato che non avrei più cantato e l’ho detto», ha spiegato ieri.Poi la situazione è sembrata più accettabile anche se questo è «un tour che non avremmo voluto fare». Però il pubblico lo voleva e quindi eccolo qui, il tour. Con tanto di brano inedito: «Torna e dimmelo chiaramente/ Che non c’è niente/ che non è vero quello che ci hanno detto».Ieri sera la ripartenza: e i prossimi diciannove concerti, quasi tutti sono già esauriti (al Forum di Milano il 27 e il 28 febbraio). Prima che si accendessero le luci dell’Rds Stadium, la band ha raccontato i lunghi momenti di attesa per capire le condizioni di salute dell’amico che era tenuto in coma farmacologico. Paura. Incertezza. Poi il risveglio: «Appena aperti gli occhi, Lele ha chiesto una chitarra: una Maton, quella dei Queens of the Stone Age», hanno detto. Era prevista anche la partecipazione di Lele all’incontro, ma poi all’ultimo momento è svanita.E qualcuno ha pensato che, quando Giuliano avrebbe intonato i versi di Cosa c’è dall’altra parte, e Lele avrebbe preso la chitarra per accompagnarlo. Ed è accaduto: «Sono emozionato, viva l’amore». Ovazione straordinaria. Di sicuro succederà anche altre volte durante il tour. «E adesso muovi questa cazzo di mano/ Rimetti a posto il nostro destino/ Fammi sentire come vibrano corde e palazzi, se solo mi suoni vicino». Se non si conoscesse la storia dei Negramaro, potrebbe sembrare un omaggio vuoto e magari pure opportunista. Dopotutto ci si è abituati al cinismo esasperato e volatile di tante realtà musicali. Invece no.In questo periodo di carriere frammentate o casuali e band sfruttate come trampolini per carriere soliste, questi sei pugliesi hanno trascorso insieme gli ultimi vent’anni, trovando il successo, conservandolo, litigando e quasi sciogliendosi ma senza perdere mai di vista lo spirito di gruppo. «E appena avremo tempo per ubriacarsi ancora/ Ti giuro sarà senza pensiero». E il pubblico si è mobilitato con tale calore da far capire, finalmente capire, che il legame duraturo tra fans e musicisti non può essere circoscritto alle stories di Instagram o a like e cuoricini.Com’è sempre stato, c’è un’empatia che va oltre lo scambio formale perché è fatta di coerenza tra palco e realtà, tra testi e vita e, soprattutto, si nutre di gratitudine. Gli uni verso gli altri. C’è una sottile linea rock che unisce sei ragazzi che si sono fatti da soli e un pubblico che li segue con affetto mai invadente, quasi rispettoso, di sicuro presente anche nei momenti di stanca. Perciò, a quanto riportano le cronache, è stata euforia sia sopra il palco (disegnato da Giò Forma) che sotto, in mezzo ai cinquemila in platea. Non a caso, le pedane dei musicisti «girano» in mezzo al pubblico.Dopotutto lo spettacolo è una continuazione logica di quanto visto la scorsa estate in sei stadi italiani, quando i Negramaro celebravano dal vivo il successo del disco Amore che torni, a sua volta la celebrazione della rinascita della band dopo la pausa interrogativa. E anche la scaletta è molto simile.Sul palco, c’è Giacomo Spedicato, il «fratellino» di Lele che ha ricevuto l’altro giorno la sua «incoronazione» via social: «Per i medici devo terminare la riabilitazione per riprendermi completamente e non rischiare nulla. Intanto prenderà il mio posto una parte di me: il mio piccolo fratellino Giacomo, che certamente non vi deluderà».Una conferma della dimensione famigliare di una delle band più importanti della scena musicale italiana. Non a caso, loro hanno detto: «Lele farà delle sorprese, quando vorrà potrà fare quello che vuole». Apparizioni sul palco. Pezzi concerto. Improvvisazioni. Vita da band, insomma.

Paolo Giordano, ilgiornale.it

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