Sereno variabile

La Tv di Maramaldo

Sereno variabile ha festeggiato quarant’anni di attività. La trasmissione di Rai 2, che va in onda ogni sabato alle 18, ha raggiunto un traguardo da Guinness dei primati, 4.234 puntate, per un totale di 1.965 ore di trasmissione, sempre condotto dalla stessa persona: un record mondiale. È comprensibile questa dimostrazione di longevità: il programma è stato il primo, e il più efficace, prodotto televisivo capace di raccontare con chiarezza il meglio della nostra Italia. In ogni puntata, ha presentato le tante storie locali, la cultura di quei territori, le tradizioni, l’attualità. La Rai ha deciso di festeggiare il traguardo nel migliore dei modi. Dedicando una maratona notturna, che ha raccolto il meglio di questi quarant’anni, dominati dallo stile garbato di Osvaldo Bevilacqua. Il conduttore, fra qualche giorno 78enne, rosso malpelo, è sempre vispo e pieno di energia.
La maratona è andata in onda giovedì a mezzanotte e mezzo, ed è durata all’incica 4 ore. Niente millanterie, non vi infastidirò con false esibizioni d’eroismo. Non sono riuscito a guardarla tutta (e certamente mi capite, vista l’ora). Però qualcosa ho visto e non mi è spiaciuto. L’insonnia mi ha aiutato a resistere, poi Morfeo mi ha richiamato all’ordine. Innanzitutto ci tengo a dirvi che quel conseguimento, quella medaglia che ne attesta la longevità, non è un caso. Il programma ancora oggi realizza buoni ascolti, sabato scorso ha conquistato il 5% di share. E la maratona è riuscita addiritura a conquistare il 7,7%. Anche se un conto è reggere una puntata di mezz’ora, un conto è un programma di 4 ore. Comunque l’inizio è ottimo. Bevilacqua in giacca nera e dolce vita chiaro racconta fiero del Guinness dei primati, con tanto di lodi sperticate del presidente della Rai, Foa. Poi spiega i primi tempi della trasmissione, che conduceva in studio con Enrica Bonaccorti. Correva l’anno 1978, e il giovanissimo Bevilacqua si confrontava addirittura con il grande meteorologo Edmondo Bernacca. La celebrazione è allo stato puro, Bevilacqua se la canta e se la suona: presenta con orgoglio le interviste con Sylvester Stallone (negli anni Ottanta, agghindato ridicolmente da Rambo) e Kevin Costner (anni Novanta, il periodo del film Balla coi lupi). Nonostante tutto, non mi infastidisce. Bevilacqua è sempre stato un personaggio discreto, alla fine la vanità è cosa umana ed è peraltro meritata, visto il risultato raggiunto. Tra l’altro le due superstar non dicono le solite castronerie in merito alla loro attività artistica, ma parlano di ambiente e natura. L’atmosfera eccessivamente commemorativa è dura da sopportare, la voglia di cambiare canale c’è. Resisto e… All’improvviso partono dei servizi a caso e addio filo logico. Si susseguono spezzoni assolutamente non contestualizzati. Si passa da un momento degli anni Ottanta, che vedeva Osvaldo Bevilacqua insieme a Maria Giovanna Elmi e un’intervista – e poi in seguito ce ne sarà più di una – al grande Lucio Dalla degli anni 2000. Non c’è un racconto che ci dica la storia del programma, che faccia un tracciato avvincente dei cambiamenti e delle evoluzioni. Sono scelte random, che fanno intuire una mancanza di strategia. Questa confusione dà l’impressione che gli autori non si siano ingegnati a trovare il meglio, ma abbiano messo insieme alla rinfusa alcuni pezzi, tanto per imbastire una maratona. Tolti i servizi con le star, e le curiosità su Dracula in Romania, il resto è veramente superfluo e non certo epico o leggendario. Addirittura qualcuno si sarà chiesto come sia stato possibile che una trasmissione del genere sia durata quarant’anni. È stata una delusione, che mi ha fatto rimpiangere il sonno perduto. Bevilacqua non sbaglia mai un colpo, ma questa volta ha toppato, nel massimo momento della sua celebration.

M.

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