Felicity Huffman ammette: “Pagai per far entrare mia figlia all’università”

La star di Desperate Housewives è accusata di truffa e corruzione, nell’ambito dello scandalo delle tangenti pagate per far entrare i figli al college

Pagavano grosse tangenti per far entrare i propri figli nei college americani più prestigiosi. Per questo, anche l’attrice di Desperate Housewives, Felicity Huffman, era stata arrestata, accusata di truffa e corruzione. Ora, la star ha ammesso le sue colpe davanti al giudice e ha dichiarato di essere “pronta ad accettare le conseguenze”. La Huffman, 56 anni, ha ammesso di aver pagato una tangente, per facilitare l’ammissione delle figlie all’università: 15mila dollari per far correggere le risposte del test d’ingresso della figlia e permetterle di accedere agli studi.”Con il mio comportamento l’ho tradita”, si è scusata l’attrice, che aveva tenuto la figlia all’oscuro di tutto e, tra le lacrime, ha chiesto scusa anche a tutte le persone che lavorano, si impegnano e studiano onestamente per riusire ad entrare nei college più prestigiosi. Ora, la star rischia dai 4 ai 10 mesi di carcere e il prossimo 13 settembre, il giudice deciderà in merito alla sua posizione. L’attrice è tra i 14 genitori famosi che si sono dichiarati colpevoli di aver pagato tangenti per far ammettere i propri figli alle università più facoltose e rinomate. Lo scandalo, denominato Operation Varsity Blue, era scoppiato a marzo, quando un’inchiesta della procura di Boston ha scoperto un giro di tangenti e corruzione, che coinvolgeva 33 genitori, 13 dirigenti scolastici e un imprenditore californiano. Un giro d’affari di 25 milioni di dollari, dato che i genitori erano stati disposti a pagare fino a 6 milioni di dollari. I soldi, oltre che per cambiare le domande dei test, venivano usati anche per corrompere allenatori di calcio, tennis e pallavolo, per accettare i ragazzi anche se non possedevano abilità sportive. Il giro di corruzione sarebbe andato avanti per otto anni, il tutto spesso all’insaputa degli stessi studenti, che erano convinti di essersi meritati l’accesso all’università.

Francesca Bernasconi, ilgiornale.it

 

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