«Fosse/Verdon», Michelle Williams racconta i rivoluzionari della danza

Michelle Williams e Sam Rockwell nella serie sul coreografo Fosse: «Faccio conoscere ai giovani un grande di Broadway»

«Bob Fosse è stato un grande coreografo, regista e attore nonché scrittore. Ha rivoluzionato il musical, ha conquistato otto Tony Awards, senza di lui non avremmo avuto film come All That Jazz e Cabaret e Gwen Verdon è stata la sua musa. Si amavano, si detestavano, si sposarono e, pur separandosi, mai divorziarono». Michelle Williams racconta così la miniserie di FoxLife, in onda dal 18 aprile alle 21, Fosse/Verdon di cui è protagonista: «La serie non è solo una sorta di spaccato sul mondo e sulla creatività di questi due artisti autentici. È anche una storia d’amore e di scambi creativi profonda e piena di contrasti. Mi sono scoperta emozionata e intimorita, orgogliosa e vulnerabile come poche volte mi era accaduto».Quattro candidature agli Oscar (per Brokeback Mountain, Blue Valentine, Marilyn e Manchester by the Sea) e prossima a impersonare Janis Joplin — l’intensa e perfezionista cantante americana morta per overdose di eroina nel 1970 — Michelle Williams nel suo passo di danza si trova al fianco di Sam Rockwell (nella parte di Bob Fosse) e l’alchimia tra i due attori durante la preparazione dei loro due complessi personaggi è stata profonda. Fosse era un uomo ricco di curiosità e cosmopolita. Amava Fellini, amava anche provocare. «Ho sempre pensato che è un bene guardare al passato — riflette Michelle Williams —, far conoscere ai giovani spettatori pagine della storia di Broadway o di Hollywood. Le biografie vanno di moda in questo momento ed è una gran cosa. Verdon era una donna riservata, mai vantava i suoi successi e quando conquistò la copertina di Time nel 1955 per la sua grande prova nel musical Damn Yankees mai speculò od ostentò, mercificandola, la sua notorietà, il suo professionismo e la ferrea disciplina che da sempre la legava alla danza».«Interpretare biografie — prosegue l’attrice — è un processo coinvolgente e totalizzante. Diventi un’altra persona, quella alla quale ridai vita ed emozioni e, poi, è spesso molto arduo lasciarti alle spalle il carattere che avevi fatto tuo». I biografi di Fosse hanno scritto che c’era anche una forte componente romantica nel suo legame con Verdon. Dopo aver tanto approfondito, anche con un severissimo training di danza per imitare perfettamente le doti interpretative di Verdon, condivide questa teoria di un legame arduo, ma romantico e capace di nutrire il lavoro di entrambi? «Era proprio il tenero romanticismo che Fosse provava per una danzatrice eccezionale a nutrire il rapporto. La stima di entrambi per l’altro scavalcava ogni difficoltà. Erano come due gatti siamesi e molto affini. Non c’erano sopraffazioni, strumentalizzazioni tra il maestro e la sua musa, che sapeva benissimo come il suo Pigmalione fosse posseduto da un insaziabile appetito per il suo lavoro e per le danzatrici che lo ispiravano. Il ring del rapporto sentimentale, fatto anche di contrasti, si smussava sempre nel lavoro della coppia. Il sentimento privato sosteneva anche l’amore artistico e nella mia interpretazione ho molto puntato proprio su questo transfert».La recitazione è sempre stato il modo per realizzare se stessa: «Sin da quando ero bambina recitare ha rappresentato per me un modo di esprimermi, di vincere ogni mia timidezza e problema. Io ho iniziato ad avere i primi ruoli professionali a 10 anni e quando la mia famiglia si trasferì in California la vicinanza a Hollywood per me fu un autentico stimolo». La sua vita è stata segnata anche dal lungo legame con Heath Ledger. «Abbiamo avuto una figlia, che è sempre stata la mia e la sua gioia, ma non sempre i tuoi sentimenti possono aiutare i demoni di chi hai scelto di amare. Oggi sono serena e il mio recente matrimonio con il musicista Phil Elverum è arrivato in un momento di piene soddisfazioni personali e di mia stabilità».

Giovanna Grassi, corriere.it

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