È tornato Dracula, questa volta in tv. Da Murnau a Vampirina buon sangue non mente

Su Netflix la serie violenta e a tratti grottesca ma gli adattamenti della leggenda mitteleuropea tra cinema e tv sono infinite

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Una serie della BBC (ora su Netflix), che nella primissima scena sfodera la battuta “Lei ha fatto sesso con il conte Dracula?”, rivolta al povero Jonathan Harker da una suora, parte all’insegna del verdoniano “fàmolo strano”.
Harker, gli adepti lo sanno, è il giovane avvocato spedito in Transilvania per gestire una transizione immobiliare con il conte; qui lo incontriamo in un convento, macilento e pieno di pustole, e interrogato da una suora fin troppo sveglia sulla quale – verso la fine della prima puntata, su tre – scopriremo cose interessanti. Nel suo racconto, in flashback, vediamo Dracula prima come un vegliardo, poi sempre più ringiovanito fino a diventare… Claes Bang, l’attore danese (The Square, Millennium) scelto per raccogliere la pesante eredità di Bela Lugosi, di Christopher Lee, di Gary Oldman e di tanti altri predecessori.

Si tratta dell’ennesima riscrittura di uno dei miti più persistenti del Fantastico. Un mito che nasce con le leggende mitteleuropee ma di fatto parte da un romanzo pubblicato nel 1897 dall’irlandese Bram Stoker, che – curiosamente, ma nemmeno tanto – faceva, di mestiere, l’agente teatrale (era direttore del Lyceum Theatre di Londra). Il romanzo, scritto in modo molto originale (non contiene una vera narrazione, è tutto costruito con lettere, diari, finti articoli di giornale, ecc.), ebbe un successo strepitoso e divenne il padre di una saga che, per limitarsi all’audiovisivo, è pressoché infinita. Per vedere (o aver visto) tutte le versioni cinematografiche e televisive di Dracula e degli altri vampiri creati dalla fantasia umana bisognerebbe essere… Dracula, appunto: ovvero, essere immortali. Se poi a film e telefilm aggiungiamo libri, fumetti e videogames non basta nemmeno l’eternità. Altra cosa curiosa: il primo film importante tratto dal libro, nonché uno dei più famosi della storia del cinema, è il Nosferatu di Friedrich Murnau (1922) dove Dracula non si chiama Dracula e i nomi dei personaggi sono tutti cambiati… perché, pur ispirandosi in modo abbastanza fedele al libro di Stoker, non poteva nominarlo non avendone pagato, in quell’epoca ancora avventurosa del cinema, i diritti!

Nell’arco di 123 anni (tanti ne sono passati dal 1897) cinema e tv hanno abbondantemente attinto al romanzo di Stoker, ma si sono ispirati anche ad altre saghe letterarie come quelle di Anne Rice (Intervista col vampiro) e di Stephenie Meyer (Twilight). Oppure, spesso e volentieri, si sono inventati vampiri ex novo. Le vie per aggiornare Bram Stoker sembrano sostanzialmente tre: accentuare lo splatter; buttarla in caciara; rendere i vampiri sexy. Il nuovo Dracula BBC creato dai due autori di Sherlock e di Doctor Who, Mark Gatiss e Steven Moffat (stanno lavorando anche a un Jekyll), tenta una sintesi. Ha momenti ironici (ma anche qua e là ridicoli), la butta sul sesso spinto ma soprattutto è molto violento, con effettacci che sembrano usciti dall’horror anni ’70. Per essere un prodotto tv, è incredibilmente violento. Ma ripercorriamo questo “secolo lungo” di Dracula & soci provando a suddividere i vampiri in categorie…

Stokeriani
E filologici. Dal citato Nosferatu in poi, sono coloro che rimangono fedeli alla lettera del romanzo. Oltre al classico del 1922, citiamo almeno l’omonimo Nosferatu di Werner Herzog (1979) con Klaus Kinski e Isabelle Adjani; il Bram Stoker’s Dracula di Francis Coppola (1992), fedele fin dal titolo, con Gary Oldman e Monica Bellucci che interpreta una delle “spose” del conte; i vari Dracula prodotti dalla casa inglese Hammer, interpretati da Christopher Lee a partire dal 1958; e il più recente Dracula girato in 3D da Dario Argento nel 2012.

Erotici
Sangue e morsi richiamano ovviamente un erotismo un po’ perverso, per cui i vampiri in chiave sexy sono una scelta abbastanza scontata. Intervista col vampiro di Neil Jordan (1994) gioca sapientemente sull’angoscia dell’immortalità ma regala anche un Tom Cruise sexy e insolitamente gay, almeno nelle intenzioni. Dracula di John Badham (1979, lo stesso anno di Herzog) crea una coppia di antagonisti, Frank Langella e Laurence Olivier, molto dandy e sensuali. Jim Jarmusch, con Solo gli amanti sopravvivono (2013), sfrutta anch’egli il cliché dell’immortalità in chiave erotica e nostalgica. Per quanto riguarda la saga di Twilight (cinque film a partire dal 2008), tutto si basa su un’idea di partenza banale ma efficacissima soprattutto per un target giovanile: una ragazza caruccia si innamora di un vampiro strafigo, secondo voi sceglierà di rimanere “umana” o farà il grande salto fra gli immortali?

Esangui
Sembra un gioco di parole, e in parte lo è: ma esiste anche un modo crepuscolare e quasi pre-raffaellita di raccontare il Principe delle Tenebre, ed è il modo in cui lo fa il sommo Bela Lugosi, attore di origini ungheresi che interpreta il celeberrimo Dracula di Tod Browning nel 1931. Il suo vampiro è quasi un mostro suo malgrado. Film magnifico, in cui Lugosi venne doppiato in italiano dal grande Elio Pandolfi che gli dava una voce flautata e sommessa, dimostrando di aver perfettamente capito la natura del personaggio. Nei film Universal, Lugosi passa poi il personaggio a John Carradine e a Lon Chaney. Ritorna idealmente, il grande ungherese, nel film di Tim Burton Ed Wood, dove lo interpreta un Martin Landau da Oscar.

Ironici
Difficile dire chi sia stato il primo, ma non si può non partire da Roman Polanski e dal suo spassoso Per favore non mordermi sul collo (1967). Alla parodia si affida anche un genio del marketing come Andy Warhol, che nel 1974 produce Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete, diretto da Paul Morrissey. Non poteva mancare anche il genio della parodia, Mel Brooks: Dracula morto e contento è del 1995, ma non è all’altezza dell’analoga operazione messa in atto da Brooks sull’altro “mostro cinematografico” per antonomasia, il leggendario Frankenstein Junior. Noi italiani non possiamo prescindere da Fracchia contro Dracula, di Neri Parenti, con Paolo Villaggio (1985).

Transgender
La prima vampira femmina del cinema è “d’autore”, come il Nosferatu di Murnau: è la vecchia protagonista di Vampyr, capolavoro di Carl Theodor Dreyer (1932). Da segnalare, in chiave trans e inter-razziale, il curioso Vampira di Clive Donner, dove il vampiro è David Niven e sua moglie diventa nera a causa di una trasfusione sbagliata… Passando dai vampiri alle cacciatrici di vampiri, va segnalata la celebre serie Buffy l’ammazzavampiri, sette stagioni dal 1997 al 2003 (prodotta dalla 20th Century Fox). Ma ci piace concludere con il cartoon Vampirina che è in onda su Disney Junior dal 2017 e racconta di una bimba dai dentini sporgenti la cui famiglia si trasferisce dalla Transylvania… alla Pennsylvania, e già messa così, ammetterete, fa ridere.

Repubblica.it

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