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Twin Peaks fa 30 anni: 5 motivi per rivederla in quarantena e lasciare perdere tutto il resto

“Chi ha ucciso Laura Palmer?”: era l’8 aprile 1990 quando andava in onda per la prima volta la rivoluzionaria serie tv firmata da David Lynch e Mark Frost, che ha cambiato per sempre la storia della televisione ed è tornata in anni più recenti con una sorprendente terza stagione/revival. Ecco 5 ragioni per cui vale la pena di correre a rivederla.

Twin Peaks festeggia 30 anni. Era l’8 aprile quando la celeberrima serie televisiva creata da David Lynch e Mark Frost andava in onda per la prima volta sulla tv americana (Abc). In Italia sarebbe arrivata quasi un anno dopo, dal 9 gennaio 1991 (col titolo I segreti di Twin Peaks), già circondata dall’aura di culto che l’ha resa una serie spartiacque  capace di cambiare per sempre la storia della televisione. Per celebrare l’anniversario, non c’è niente di meglio che correre sui social dell’attore protagonista Kyle MacLachlan, che ha proposto un rewatch collettivo dell’episodio pilota e festeggia con un dibattito sul suo profilo Twitter dalle ore 20.30 ora italiana dell’8 aprile e una diretta Instagram dalle ore 22.30. Ancora meglio, vi consigliamo di recuperare l’intera serie per una re-visione integrale: le prime due stagioni sono disponibili su Sky e Now Tv sino al 30 dicembre 2020, la terza però solo fino al 19 maggio). Ecco cinque motivi per cui è il prodotto perfetto per il periodo di quarantena da coronavirus.

Dopo Twin Peaks, si diceva, la tv non è stata più la stessa. Lo show di Lynch e Frost ha rivoluzionario il linguaggio delle serialità americane con una storia che parte come un poliziesco su un’indagine per omicidio (la morte dell’adolescente Laura Palmer, su cui investiga l’agente FBI Dale Cooper) e si trasforma in un mix di thriller, noir, fantasy, commedia e soap opera, angosciante quanto basta per questo periodo di isolamento casalingo dovuto all’emergenza sanitaria. Misteriosa, inquietante, grottesca, a tratti comica ma sempre disturbante, la serie è un viaggio nei meandri più oscuri dell’animo umano. Il quesito “Chi ha ucciso Laura Palmer?” è stata un vero tormentone della tv degli anni 90; la risposta, che non spoileriamo per il bene di chi non l’ha mai vista, è immancabilmente un colpo di scena pari a un pugno allo stomaco. Moltissime serie si sono ispirate a Twin Peaks, eppure non si è mai visto nient’altro di simile nella storia della tv.

David Lynch girò una serie tv in tempi in cui non era ancora di moda per i grandi autori cinematografici lavorare sul piccolo schermo. In Twin Peaks ci ha portato tutto il suo immaginario straniante, visionario, bizzarro, stravagante. L’atmosfera è sospesa tra suspense e toni farseschi e non manca, ovviamente, la proverbiale enigmaticità cui il regista ci ha abituato nei suoi film più ostici e impenetrabili come “Strade perdute”, “Mulholland Drive” e “INLAND EMPIRE“. Twin Peaks ci trascina in un universo popolato non solo di assassini, personaggi sordidi e depravazioni, ma anche di nani, giganti, demoni, visioni oniriche e dimensioni parallele.

Impossibile non pensare a Twin Peaks senza ricordare la celeberrima sigla. Il tema che accompagna quest’ultima e le altre musiche della serie (straordinario il “Laura Palmer’s Theme” ) sono di Angelo Badalamenti, geniale compositore americano che ha lavorato con Lynch in quasi tutti i suoi film, a partire da “Velluto blu”. Una colonna sonora perfetta per le atmosfere della cittadina che fa sfondo alla vicenda, per i boschi colmi di oscuri misteri e per le geometrie dell’arcana Loggia Nera.

Una delle caratteristiche più pregnanti della serie è la sua dimensione corale. Se il centro della vicenda è l’indagine dell’agente Dale Cooper (Kyle MacLachlan), eroe decisamente atipico e stravagante rispetto ai canoni del poliziesco comune, attorno a lui si muove il colorito universo di personaggi formato dallo sceriffo Harry S. Truman (Michael Ontkean), Shelly Johnson (Mädchen Amick), Bobby Briggs (Dana Ashbrook), Donna Hayward, “Dana” nella versione italiana (Lara Flynn Boyle), Benjamin Horne (Richard Beymer), Audrey Horne (Sherilyn Fenn), Norma Jennings (Peggy Lipton), James Hurley (James Marshall), “Big” Ed Hurley (Everett McGill),  Leland Palmer (Ray Wise), Jocelyn “Josie” Packard (Joan Chen), Tommy “Hawk” Hill (Michael Horse), BOB (Frank Silva), l’agente trans Dennis /Denise Bryson (David Duchovny). Sheryl Lee interpreta sia Laura Palmer che la cugina Maddy Ferguson. Lynch stesso impersona Gordon Cole.

Twin Peaks andò in onda originariamente per due stagioni, interrotta dopo un certo calo qualitativo delle serie che nell’ultima parte (una volta risolto il delitto) cominciò ad annaspare, e seguita da un malriuscito prequel per il grande schermo, Fuoco cammina con me. Un quarto di secolo dopo, però, Lynch e Frost si sono cimentati nell’impresa apparentemente impossibile di produrre una terza stagione, in onda nel 2017. In diciotto incredibili e inclassificabili episodi, arricchiti da una sfilza di star illustri (da Naomi Watts a Monica Bellucci) e di ospiti musicali, Lynch ha riscritto l’epopea di Twin Peaks in un capolavoro inatteso, regalando ancora una volta qualcosa che non si era mai visto prima in tv. E che forse non vedremo mai più, a meno di una quarta stagione, per la verità tutt’altro che improbabile.

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