Tutto fermo in casa Rai

La Rai non ha convocato nessun consiglio di amministrazione per questa settimana. Né risultano comunicazioni per la prossima. Quindi, dopo le polemiche e il dibattito per la scelta del presidente Marcello Foa, torna la calma in viale Mazzini, almeno all’apparenza. Eppure da definire ci sono ancora le nomine di telegiornali e reti, senza dimenticare l’ordinaria amministrazione della tv pubblica.

A pesare, secondo indiscrezioni di stampa, è il mancato accordo nel governo giallo-verde, peraltro impegnato in questi giorni sulla manovra e il Def. «Manca ancora qualche pezzo», spiega un esponente di rilievo della maggioranza che ha spinto Foa verso la poltrona di presidente. La trattativa è tutta nell’interlocuzione tra Movimento pentastellato e Lega. Sempre secondo i rumors circolati recentemente, Beppe Grillo ha espresso la chiara determinazione a fare in modo che in Rai arrivi «aria fresca» con la scelta di uomini lontani da intrecci tra politica e azienda. La madre di tutte le partite resta quella per la direzione del Tg1. Ruolo per il quale la Lega aveva pensato a Gennaro Sangiuliano, con Alberto Matano destinato alla vice direzione del telegiornale dell’ammiraglia Rai. Ma per la stessa poltrona si sono rincorse voci di un arrivo in Rai di Andrea Bonini, volto noto di Sky, per quattro anni corrispondente dagli Stati Uniti, autore nel 2010 di una delle prima interviste a Beppe Grillo (quando a dirigere il tg di Sky era Emilio Carelli, ora senatore Cinquestelle). Tutta da capire anche la non scontata conferma alla guida della TgR, che sarebbe però sostenuta dalla Lega, di Alessandro Casarin, al momento all’interim dopo l’addio di Morgante, andato a dirigere Tv2000. Per Rainews il candidato più quotato sembra Luciano Ghelfi ma potrebbe anche essere scelto per la guida del Tg2.

Sull’arrivo di professionalità dall’esterno si sono espressi Usigrai e opposizione ma è sotto accusa anche lo stallo di queste settimane. «Non capisco, non vedo attività, il consiglio non si riunisce e ci sono diverse cose che devono essere esaminate, sono preoccupata», dice la consigliera di amministrazione Rita Borioni, vicina al Pd. «Sono passati quindici giorni dalla nomina del presidente ma siamo ancora in attesa di capire dove stiamo andando, in quale direzione. Anzi, direi, siamo in trepida attesa di vedere cosa succede». In base alla nuova legge di governance della Rai, il cda è tenuto a esprimere un parere non vincolante sulle nomine (tutte comunque proposte ai consiglieri dall’a.d. Fabrizio Salini) che riguardano le reti e un parere vincolante, se espresso dai due terzi del cda, per quanto riguarda le testate.

Intanto martedì prossimo, c’è in programma l’audizione in commissione di Vigilanza del ministro dell’economia Giovanni Tria. È fissata, come prevede la legge, anche un’audizione dell’a.d. Salini ma il Pd ha chiesto che avvenga prima di eventuali nomine decise dal cda, anche se quest’ultimo non è ancora in agenda. Ad ogni modo se M5s e Lega dovessero giungere a un accordo già il giorno dopo l’audizione di Tria in Vigilanza la parola potrebbe passare al cda.

ItaliaOggi

 

 

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