Salvatores stronca il politically correct: voglio fare film senza un gender manager che mi censura

«La comicità è una cosa seria». Gabriele Salvatores non ha dubbi su questo. Ed è talmente determinato a ristabilirne confini e sconfinamenti, da aver girato un film, in uscita il 10 giugno, intitolato Comedians. Affidato alle interpretazioni di Natalino Balasso, Ale e Franz, Giulio Pranno e Christian De Sica. E incentrato sull’eterno dibattito sul politically correct. O meglio, sulla grammatica di riferimento che ingessa il cinema e non solo. Un linguaggio, quello del politically correct, che ha ormai sublimato il paradosso. E che, a detta del regista premio Oscar, «sta diventando più pericoloso degli stereotipi», «ingabbia la libertà di espressione». E offre decisamente il fianco al ridicolo…

Salvatores stronca il politically correct e le regole degli Oscar

Ma un comico non deve evitare di ferire gli altri? Chiede il Corriere della sera in un’intervista a Salvatores. E il regista risponde: «Deve mantenere l’equilibrio tra buon gusto e offesa, sapendo che il confine è sottilissimo». E a proposito di limiti superati, fino a sconfinare nel grottesco, Salvatores incoronato dall’Academy americana per Mediterraneo, dice forte e chiaro cosa pensa delle nuove, implacabili regole di inclusione varate dall’establishment cinematografico a stelle e strisce. Un sistema popolato dai liberal hollywoodiani disorganici al potere repubblicano a prescindere. E inclini ai dictat buonisti imposti dal Metoo e da chi gli va dietro pedissequamente. E così, sulle regole dell’Academy, Salvatores è lapidario: «Mi spiace per gli amici americani, ma sono ridicole. Come la presenza sui set del gender manager destinato a garantire il risalto alle interpretazioni femminili». Una forzatura politically correct che si commenta da sé…

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