“Il mio fantasma vi commuove”

Da domani su Raidue la nuova serie di “La porta rossa”

Ieri mattina davanti alla Rai montavano la guardia, armate di penne e block-notes, decine di agguerrite sedicenni.

Scoperto che era l’autografo di Lino Guanciale che bramavano, i passanti incuriositi non stupivano più. Perché il fascinoso 39enne protagonista de La porta rossa da domani la seconda serie su Raidue – è davvero, e trasversalmente alle generazioni, il nuovo divo della fiction generalista.

Come ci si sente quando si firmano autografi a ragazzine che potrebbero essere tue figlie?

«È piacevole. Intendiamoci: io la popolarità in tv non l’ho cercata se non per attrarre più spettatori ai miei spettacoli teatrali. E diventerà un problema solo se lavorerò per la popolarità e non più per me stesso».

Alla fine della prima serie il fantasma del commissario Cagliostro era pronto ad attraversare la porta rossa, ed entrare così definitivamente nell’aldilà. Cosa lo trattiene ancora nell’aldiquà?

«I pericoli che corrono sua moglie e sua figlia. Se infatti la prima serie parlava della seconda opportunità offerta al protagonista per riscattare i propri errori, questa racconterà il coraggio necessario a lasciar andare per sempre chi si ama davvero. Molti si sono commossi davanti a quello che è un thriller e, al tempo stesso, un dramma romantico e un dilemma esistenziale».

Eppure, raccontando la presenza di chi è morto fra chi è ancora vivo, La porta rossa non tocca mai la dimensione che, da questo punto di vista, sarebbe la più naturale: quella religiosa.

«Io non sono credente. Dunque non ho sentito la mancanza di un riferimento religioso. Però credo che la forza della serie sia appunto nella democraticità dei punti di vista. Anche chi non crede sente accanto a sé chi non c’è più. A me capita ogni tanto di riconoscere in un passante mio nonno, che si chiamava come me, era identico a me nell’aspetto e nel carattere, ed è stata la persona più importante della mia giovinezza».

Lei interpreta un fantasma. Che è tuttavia umanissimo.

«Più di molti umani, è vero. Forse perché è morto ma ha tutti i problemi dei vivi per questo la gente ci si riconosce – e ha tutti i poteri soprannaturali, senza però essere un supereroe. Il suo dramma, anzi, è che vede la realtà ma non può cambiarla. Che poi a ben vedere – è quanto accade anche a molti di noi».

Si parla di una terza serie. Ma lei si era posto il limite massimo di due.

«Valuto con molta cura qualsiasi proposta. Certo: per farne una terza deve valerne davvero la pena. Ma il materiale c’è. E come dice il mio personaggio la fine non esiste».

Paolo Scotti, il Giornale

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