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Gennaro Cannavacciuolo, il ricordo di un grande artista

(di Tiziano Rapanà) Sono passati più di sei mesi dalla sua morte, ma Gennaro Cannavacciuolo non è stato dimenticato. Sono varie le manifestazioni di affetto in sua memoria, che si sono svolte e si paleseranno nei prossimi mesi. Ero un estimatore di Gennaro, uomo generoso. Ricordo la sua insoddisfazione, dopo la replica di un suo spettacolo al teatro della Cometa in Roma. Era stato un successo, il pubblico chiaramente in visibilio, eppure Gennaro non era contento. Non lo capivo e continuo a non comprendere ancora oggi, quel suo ingiustificato cruccio. Me li ricordo bene gli applausi del pubblico e l’atmosfera allegra della sala. Gennaro era anche questo, un artista alla ricerca della perfezione. Chi non ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, cerchi i suoi video su YouTube. Gennaro è stato l’ultimo allievo di Eduardo De Filippo e Pupella Maggio, protagonista di opere che hanno lasciato un segno, come Cabaret, il Bacio della donna ragno, Concha Bonita di Nicola Piovani, Cyrano di Modugno e Pazzaglia. Cito le partecipazioni alle trasmissioni di Paolo Limiti nonché la serie televisiva Clash of Futures. Era molto amato dal pubblico, che ancora oggi lo venera. Ho intervistato Christine, la moglie di Gennaro, per dirmi qualcosa in più di lui. Lei gestisce i profili social dell’artista ed ha aderito ad una rete di iniziative che le sono state proposte per non dimenticare l’opera del marito

Ci sono state varie iniziative in ricordo di Gennaro. Napoli, in particolar modo, ha fatto un bell’omaggio. Qualcosa di importante bolle in pentola, mi anticipi qualcosa.

Assieme ad un gruppo di persone che mi hanno contattato, stiamo ponendo le basi giuridiche, tramite la creazione di un’associazione dedicata, per ricordare chi è stato Gennaro e quale è stato il suo contributo nel settore. Nel futuro stiamo pensando alla realizzazione di un documentario e all’istituzione di un premio nazionale. Pubblicheremo anche una biografia.

Gennaro era un talento multiforme: sapeva fare tutto. Credo che, in Italia, la duttilità porti solo problemi. Penso male?

No. La versatilità ha portato solo problemi. In questo Paese, gli operatori tendono ad etichettare gli artisti: quello è adatto a fare film comici, quell’altro la prosa drammatica e se sai cantare sei più adatto ai musical. Un buon attore, invece, deve sapere cambiare registro. Gennaro nei suoi one-man-show, dimostrava di saper interpretare più parti in commedia. Lui poi amava sperimentare, fare sempre cose nuove. Sarebbe stato impensabile per Gennaro recitare per tanti anni lo stesso personaggio in una lunga serie. Questo lo ha probabilmente penalizzato in termine di visibilità “nazional-popolare”. Comunque la sua carriera è stata molto importante, con opere di prim’ordine nel teatro di prosa e musicale, nell’operetta, in televisione e cinema.

Giorni fa, ricorreva l’anniversario della morte di Pupella Maggio. Era la mamma artistica di Gennaro. Mi racconti qualche aneddoto.

Gennaro parlava spesso di Pupella che, per lui, è stata come una seconda madre. L’aveva conosciuta giovanissima, a 17 anni, e lei lo prese un po’ sotto la sua ala, capendo il suo talento. Sono stati molto legati ed hanno spesso lavorato insieme. Poi, nello spettacolo Volare, lei gli regalò la sua voce con cui duetta due volte nello spettacolo, dicendogli: “Voglio farti questo regalo così, quando non ci sarò più, continuerò a venir in tournée con te, perché questo spettacolo durerà tanto”. Pupella aveva ragione: Gennaro replicò Volare per 30 anni, più di 700 volte.

Com’era Gennaro in casa?

Gennaro amava stare in casa. Curava molto i fiori, amava l’oggettistica originale, cucinava da vero chef, con molta fantasia e gusto estetico. Faceva tutto, eravamo perfettamente “alla pari” nella gestione delle incombenze: all’occorrenza, stirava e cuciva. È stato un papà amorevolissimo: era legatissimo a nostro figlio Raphael. Di solito portavo io il bambino a scuola la mattina e lui andava spesso a prenderlo di pomeriggio quando stava a Roma. Giocavano assieme, spesso facevano qualche piatto assieme. E poi, negli ultimi anni, Raphael aiutava il papà a ripassare i copioni e si divertiva a fargli degli scatti fotografici: tra l’altro la foto che le ho mandato è stata proprio scattata da Raphael due anni fa. Eravamo davvero felici noi tre assieme.

A Raphael piace l’arte? Seguirà le orme del papà?

Questo non lo so né deve sentirsi costretto a farlo. Dall’età di 4-5 anni, dimostra una chiara predisposizione per la musica, la recitazione e la danza. Suona clarinetto da 4 anni e fa danza classica da 3. Si è già cimentato in alcune prove di recitazione vincendo anche 2 provini importanti, progetti che, tuttavia, non abbiamo poi mandato avanti perché le riprese erano troppo vicini al decesso del papà ed i 3-4 mesi successivi non sono stati facili… Per ora l’importante è che vada bene a scuola e che coltivi le sue passioni. Poi si vedrà.

tiziano.rp@gmail.com

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