Ultime su Mediaset. Aumenta la raccolta pubblicitaria, ma diminuiscono gli ascolti

Nei primi otto mesi del 2018 Mediaset veleggia con una raccolta pubblicitaria in crescita del 4%, e pari a 1,33 miliardi di euro, sulle ali del boom di spot trasmessi in giugno e luglio per i Mondiali di calcio in Russia. Questo risultato da una spinta a tutto il comparto televisivo, che può chiudere il periodo gennaio-agosto intercettando investimenti pubblicitari per 2,32 miliardi di euro, su dell’1,5% rispetto allo stesso segmento 2017. Qualcuno storce ancora il naso per il fatto che Mediaset, con i suoi canali, controlli il 57,5% della torta pubblicitaria televisiva a fronte di un 30% degli ascolti. Però, come fa notare più di un manager della pubblicità, trattasi di polemica priva di senso, poiché il Biscione vale anche circa il 60% dei grp televisivi (il grp esprime la percentuale di target audience raggiunta dalla campagna pubblicitaria in termini lordi, cioè includendo le duplicazioni). E perciò le due quote, più o meno, coincidono. Rai, con la sua fetta di mercato tv del 19,5%, è in calo del 4% a 453,2 milioni di euro raccolti, e anche Sky, col 12,2% di quota, scende dell’1% a 282,3 milioni. I canali di Discovery mantengono invece una crescita, con raccolta pubblicitaria in aumento dell’1,8% a 149,8 milioni nei primi otto mesi dell’anno, ma la media company sembra aver trovato un suo punto di arrivo a questo livello, con una quota di mercato del 6,4%. Bene, infine, La7, a +2,6% per 98,1 milioni, che valgono il 4,2% di quota di mercato. Comunque per Mediaset questo non è un periodo rose e fiori: ha avuto un settembre complicato, almeno dal punto di vista degli ascolti televisivi. Fa impressione vedere Canale 5 precipitato al 12% di share in prima serata, due punti secchi in meno rispetto allo stesso mese del 2017. Se, da un lato, il settembre 2017 era più alto anche grazie alla Champions league, che invece quest’anno è in chiaro sulla Rai, dall’altro, però, avrebbero dovuto esserci i benefici effetti del ritorno di Canale 5 sulla piattaforma Sky, a partire dallo scorso 5 settembre. In generale, comunque, tutto il sistema di canali tv del Biscione non va molto bene, dopo l’abbuffata di ascolti da Mondiale di calcio in esclusiva. La nuova Rete 4, letteralmente rivoluzionata rispetto al passato, cala leggermente nelle 24 ore (3,8% di share), migliora in prime time (4,6%, con 0,4 punti in più rispetto al settembre 2017) dove si sono concentrate le novità, e peggiora in seconda serata, con 0,3 punti in meno e una share al 4,4%. Da segnalare 20, che si attesta attorno all’1% in prima e seconda serata, e il nuovo Focus, allo 0,55% sulle 24 ore. Il complesso dei canali Mediaset cala di due punti nelle 24 ore (29% di share) e di tre punti in prima serata (28,4%). Va tuttavia sottolineato come la stagione autunnale 2018 di Mediaset sia iniziata a pieno regime solo in ottobre, con uno slittamento in avanti di qualche settimana rispetto al 2017 dovuto a una pianificazione più prudente degli investimenti dopo lo sforzo fatto per i Mondiali di calcio.Il pubblico del Biscione in uscita è intercettato dalla Rai, che, anche per recuperare il terreno perso in estate, è partita subito a pieno regime da inizio settembre, mese nel quale guadagna 1,5 punti nell’intera giornata (36,5% di share) e 2,6 punti in prime time, con un 39,5% di share che segna un clamoroso vantaggio di ben 11 punti su Cologno Monzese.Bene pure La7, con un network al 4,9% di share in prima serata, un punto in più sul settembre 2017. Le altre due novità del panorama generalista, ovvero Tv8 di Sky e Nove di Discovery, si sono invece stabilizzate: Tv8 sostanzialmente replica i risultati del settembre 2017, con un 2,35% di share nelle 24 ore e un 2,57% in prima serata, così come Nove è all’1,45% nell’intera giornata e all’1,33% in prime time. E stabili sono sia il sistema Sky sia quello Discovery. Tendenza leggermente positiva, in settembre, per Viacom che, grazie all’innesto di Spike, accresce la sua forza d’urto e sale all’1,61% nelle 24 ore, mentre Paramount channel è fermo poco sotto l’1% di share.

Claudio Plazzotta, ItaliaOggi

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