In scena 100 anni di Primo Levi

Per scienziato-scrittore Herlitzka, Malosti, Lo Cascio

‘Nel mio scrivere, nel bene o nel male, sapendolo o no – confessava Primo Levi nei suoi Racconti e saggi – ho sempre teso a un trapasso dall’oscuro al chiaro, come (mi pare che lo abbia detto Pirandello, non ricordo più dove) potrebbe fare una pompa-filtro, che aspira acqua torbida e la espelle decantata: magari sterile”. Chimico e divulgatore scientifico per professione. Ma per il mondo intero tra i più grandi scrittori del Novecento, lucido testimone dalla tragedia dell’Olocausto e dei profondi abissi dove può precipitare l’animo umano. Così Primo Levi è omaggiato nel centenario della nascita (Torino, 19 luglio 1919 – 11 aprile 1987), tra riedizioni dei suoi lavori, convegni, pubblicazioni. Ma anche dal teatro, proprio lui che, già scienziato ”prestato” alla letteratura, per il palcoscenico mai aveva scritto.A partire da un maestro della scena come Roberto Herlitzka che il 31 agosto debutta in prima nazionale al XXXIII Todi Festival con ”Il canto di Ulisse”. Diretto da Teresa Pedroni, lo spettacolo cuce insieme alcune pagine da L’ultimo Natale di guerra – la raccolta di racconti ”dispersi” scritti tra il 1977 e il 1987 per giornali e riviste ed editi postumi – e le pagine di ”Se questo è un uomo” in cui Levi, citando Dante, più intensamente e consapevolmente racconta i personaggi elevarsi al di sopra dell’atmosfera del lager e Ulisse incarna l’aspirazione umana più alta, il desiderio di conoscenza. Un viaggio in cui un canguro partecipa ad una cena borghese, a una fanciulla spuntano le ali, frammenti di ricordi di infanzia si mischiano a ricordi di vita del lager, con quel 174517 marchiato sull’avambraccio sinistro. A portare in palcoscenico per la prima volta (quasi) integralmente e senza filtri il capolavoro assoluto di Levi è invece Valter Malosti, regista e interprete di ”Se questo è un uomo”, prima coproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile di Torino e Teatro di Roma, con la consulenza del Centro Internazionale di Studi Primo Levi e la collaborazione del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della sua nascita, del Polo del ‘900 e di Giulio Einaudi editore. In scena, nella ”condensazione” a cura dello stesso Malosti e Domenico Scarpa, la babele di voci dal campo di Asuchwitz in un monologo ininterrotto in cui tornano a suonare le minacce, gli ordini, il rumore della fabbrica di morte (tournée al via a ottobre dal Franco Parenti di Milano).E ancora, Luigi Lo Cascio dà voce a ”Il sistema periodico”, l’autobiografia chimica di Primo levi, pubblicata nel 1975 e che nel 2006 The Guardian proclamò ”il miglior libro di scienza di tutti i tempi”. Un’autobiografia in ventuno storie brevi intitolate ciascuna a un elemento della tavola periodica, tra le quali lo spettacolo (a novembre all’Argentina di Roma e a maggio al Franco Parenti di Milano, sempre prodotto dal TPE – Teatro Piemonte Europa) sceglie i due racconti di giovinezza: Idrogeno, in cui Levi ripercorre la nascita della sua vocazione di scienziato; e Zinco, che con tono lieve e, forse, inatteso ricorda una amicizia femminile ai tempi dell’università. Proseguendo poi con Cerio, sulla grande amicizia con Alberto Dalla Volta; Vanadio, sull’incontro, vent’anni dopo Auschwitz, con il dottor Muller; e Carbonio, con la storia di un atomo di carbonio. Un’ideale galleria teatrale in cui debutta anche il Primo Levi uomo del duo Fanny&Alexander con ”Se questo è Levi”, performance-reading itinerante a novembre a Roma negli spazi del Burcardo, del Teatro Valle e dell’Argentina. Con Andrea Argentieri che, a partire dai documenti audio e video delle teche Rai, veste infatti i panni dello scrittore.

Daniela Giammusso, Ansa

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