LO SHOW DI CROZZA, SPECCHIO DEL PAESE TRA MANIE, VIZI E (POCHE) VIRTÙ

Più ancora di quando parla di politica, il comico ha la sua grande forza nella satira sociale e di costume. Azzeccatissima

crozza-briatoreE’ tornato Maurizio Crozza, con la sua galleria di personaggi e tormentoni al seguito, uno specchio del Paese tra manie, vizi (molti) e virtù (poche). Sicuramente, tra tutte le sue apparizioni televisive, «Crozza nel paese delle meraviglie» è il luogo in cui si sente più a casa, il contenitore dove esprime al meglio il carisma di intrattenitore e, come direbbero gli americani, di «impressionist», imitatore (La7, venerdì, 21.10).
Nel tempo lo show ha trovato il suo giusto equilibrio di formato, più breve di una prima serata tradizionale per non penalizzare il ritmo comico. È un programma di satira unico nella tv italiana, come unica è la capacità di Crozza di dar vita a personaggi così indovinati e cesellati che piano piano si sostituiscono agli originali nell’immaginario collettivo. Prendiamo Flavio Briatore: il suo replicante è più vero del vero, l’imitazione di Crozza ne estremizza alcuni tratti caratteriali e di pensiero per tratteggiare un ritratto iconico.
Quest’anno, ai personaggi più consolidati Crozza ha aggiunto almeno due chicche che meritano una menzione speciale. La prima è l’esilarante imitazione di Paolo Sorrentino, trasformato in un teorico situazionista dell’abolizione della trama nei film, accompagnato dall’immancabile personaggio della suora nana. La seconda è la personificazione del «webete» (cit. Enrico Mentana): una specie di vendicatore da tastiera, con un’opinione su tutto, cospirazionista, arrabbiato di professione, che sfoga le sue frustrazioni commentando di continuo sui social network.
Sarà che in tv siamo ormai fin troppo sommersi di politica e che i politici bastano a loro stessi, ma Maurizio Crozza dà il meglio proprio nei personaggi più lontani dal quel mondo, quando si esercita su una satira sociale e di costume che per forza di cose non può entrare nelle copertine di «Di martedì» ed è invece il bello di «Crozza nel paese delle meraviglie».

il Corriere della Sera

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