Sarah Jessica Parker: «Io, molestata sul set di Sex and the City»

A due anni dallo scandalo Weinstein, il volto di Carrie Bradshaw rivela per la prima volta di aver subito molestie di un collega sul set della serie che le ha dato il successo: «Non mi sentivo completamente nella posizione di parlare, non mi sentivo potente come l’uomo che si comportava in modo inappropriato»

Tutto è finito quando ha minacciato di lasciare per sempre il set di Sex and the City, la serie che le ha dato il successo e le ha spalancato le porte dello showbiz mondiale. Fino ad allora, Sarah Jessica Parker subiva ripetutamente molestie da parte di un collega, di cui sceglie di non rivelare il nome. A raccontarlo è la stessa Parker in un’intervista all’emittente radiofonica National Public Radio: «Credo che non c’entri niente quanto tu sia evoluta e moderna. Nonostante il mio ruolo, non mi sentivo completamente nella posizione di parlare, non mi sentivo potente come l’uomo che si comportava in modo inappropriato», spiega l’attrice a ormai due anni dallo scandalo Weinstein e dalla nascita dei movimenti #MeToo e Time’s Up.

Al tempo ha scelto di tenere la bocca sigillata e di condividere l’accaduto solo con il suo agente, «che l’ha poi comunicato ai produttori». Solo a quel punto le cose sono cambiate e di molestie, nel futuro della Parker, non c’è stata più traccia: «Gli disse: “Se continua così, lascerà lo show… le ho mandato un biglietto, un biglietto di sola andata per lasciare la città e non tornerà più”. In poche ore, cambiò tutto». Una denuncia, quindi, c’è stata. Solo che non è stata condivisa né con il pubblico né con la stampa.

Se i produttori non fossero corsi ai ripari, probabilmente di Carrie Bradshaw avremmo perso le tracce senza sapere effettivamente cosa le fosse successo. Colpisce senz’altro che la Parker abbia scelto di rivelare l’accaduto adesso, lasciando che il pubblico si interroghi sull’identità del collega in questione: di uomini, dopotutto, sul set di Sex and the City ne sono transitati tanti e per periodi di tempo più o meno lunghi. Difficile, a questo punto, che l’attrice dribbli la domanda sulla sua identità a lungo. Perché, probabilmente, sarà la domanda che si sentirà più ripetere in futuro.

Mario Manca, Vanity Fair

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