Domenica, Rai Storia racconterà i cinque anni di pontificato di Papa Francesco

Cinque anni fa, il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio viene eletto al soglio pontificio. Per sé sceglie il nome di Francesco. A lui, il Papa “venuto dalla fine del mondo”, Rai Cultura dedica il documentario “Francesco e il cammino della Misericordia” di Antonia Pillosio, in onda domenica 11 marzo alle 19.30 su Rai Storia.
Il documentario, che utilizza anche immagini delle Teche Rai, propone spunti biografici suggeriti dallo storico Alberto Melloni, dal direttore de La Civiltà Cattolica Padre Antonio Spadaro  e  dal vaticanista Andrea Tornielli.
Obiettivo anche su alcuni dei viaggi di Papa Francesco: “L’aspetto più importante, che esce dalla testimonianza di Francesco è questa capacità di mostrare il volto della Misericordia di Dio – cioè il volto di un Dio che è vicino, che abbraccia prima di giudicare. A me di questi suoi primi cinque anni di pontificato, la cosa che ha colpito di più – racconta Andrea Tornielli – è stata la decisione di aprire il Giubileo della Misericordia, andando a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, cioè in un paese dimenticato da tutti, tra i più poveri del mondo. Francesco ha aperto lì una Porta Santa, una settimana prima di fare lo stesso gesto a Roma e ha detto “Oggi Bangui è la capitale spirituale del mondo!”
Francesco ha insegnato e indicato vie importanti per tutti, credenti e non credenti. “Il Papa ama i processi, non ama le cose statiche – afferma Padre Antonio Spadaro – sa che la volontà di Dio si dispiega nella Storia, nel cammino della gente. Il suo è un pontificato di semina più che di raccolta, va giudicato non tanto per i frutti, quanto per i semi, che vengono gettati  e che daranno frutto in seguito.”
La sua è una Chiesa in cammino, il pontefice non impone la sua visione e il suo modo di agire. E con lui si scopre un Dio misericordioso, nonviolento, accogliente, pacifico e salvatore, come Papa Francesco lo svela ed annuncia.  “Francesco è un cristiano – sottolinea Alberto Melloni –  che non ha il problema di rappresentare se stesso come il custode di qualche cosa, ma semplicemente come la voce di un messaggio evangelico che, attraverso la sua predicazione, ha ridato a questo annuncio una dignità dimenticata.”

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