Sanremo, la canzone vincitrice di Mahmood è bruttissima

(di Tiziano Rapanà) Ma a voi è piaciuta la canzone vincitrice del sessantanovesimo festival di Sanremo? A me no. Soldi di Mahmood è un prodotto canzonettistico terribilmente modesto.  A mio avviso, è indegno di vincere un’importante gara di carattere musicale. Probabilmente ai vostri occhi apparirò come un tipino snob. Ma, credetemi, talvolta è meglio appartenere ad “una minoranza classica ed elegante” – ho citato Flavio Giurato: lui sì cantautore, altro che Mahmood! – anziché adattarsi allo standard musicale corrente. Eppoi io sospetto che a molti di voi questa canzone non sia piaciuta. Ho letto molti giudizi in giro, nelle vie del web, non lusinghieri. E per di più Soldi non ha vinto nemmeno al televoto (è arrivato terzo, con il 14% delle preferenze). Prevedo – ma spero di sbagliarmi – un infausto destino per il cantante, simile al fato già toccato ad altri vincitori del festival. Il fato non benevolo di Mino Verniaghi (vincitore del 1979, con Amare) e di Tiziana Rivale (vincitrice nel 1983, con Sarà quel che sarà). Entrambi sfortunati vincitori, che non sono riusciti a sfondare nel mondo mondo dello spettacolo. Mahmood mi sembra una meteora destinata a spegnersi in breve tempo. E Soldi resterà agli annali soltanto come una delle più brutte canzoni vincitrici di Sanremo. In verità, in questa edizione del festival, ho faticato a trovare una bella canzone. Non mi è spiaciuta Loredana Bertè e nemmeno Il Volo, anche se di fronte ad una così mediocre proposta musicale sarebbe il caso di rivalutare seriamente i vari Homo Sapiens, Il giardino dei semplici, Ricchi e poveri, Pupo, che hanno scritto e interpretato dei brani nettamente superiori alle canzoni che si sentono in questo momento. Musicalmente parlando, quest’anno Sanremo è stato decisamente deludente. Aridatece Pippo Baudo!

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