TELEVISIONE, LARGO ALLE DONNE

Sempre più posti di potere, ma ai vertici restano gli uomini

daria bignardiAlla fine degli anni Ottanta, su Rai Tre, imperversava il programma La tv delle ragazze, condotto da Serena Dandini. Poi quelle ragazze sono cresciute, e, quasi 30 anni dopo, la definizione migliore per il piccolo schermo italiano potrebbe essere La tv delle donne. Nel senso che la gran parte dei palinsesti è adesso in mano al gentil sesso, come mai accaduto prima.
L’elenco è quasi impressionante: il direttore di Rai Due è Ilaria Dallatana, quello di Rai Tre Daria Bignardi.
A Canale 5 il direttore sarebbe Giancarlo Scheri, ma i palinsesti dell’ammiraglia Mediaset, di fatto, dipendono in maniera determinante da Maria De Filippi. Italia Uno è guidata da Laura Casarotto, mentre Antonella D’Errico dirige Tv8 e Cielo di Sky. Nel gruppo Discovery il grande capo di tutti i canali tv, da Nove a Real Time passando per Dmax, Giallo, Focus ecc, è il senior vice president content & programming del gruppo Discovery Italia Laura Carafoli (anche se il direttore di Nove è Aldo Romersa). E, infine, Sky Uno è diretto da Michela Barbiero, così come Sky Tg24 è capitanato da Sarah Varetto.
Insomma, parrebbe che la tv italiana sia ormai questione che riguarda le donne, il loro gusto, e che agli uomini, quando si parla di potere nel piccolo schermo, siano rimaste solo le briciole.
Ci sono però alcune riflessioni da fare sul punto.
Da un lato, come confermano molte vecchie volpi della tv, il mestiere di direttore di un canale televisivo è realmente totalizzante, ti succhia la vita, poiché devi letteralmente accudire decine e decine di persone, in primis i talenti che non hanno mai personalità semplici da maneggiare. Ciò significa essere più inclusivi che esclusivi, e in questo senso le donne, in genere, sono per natura più attrezzate. E significa pure lavorare tantissimo, e anche su questo fronte, in media, le donne sgobbano molto più degli uomini.
Detto questo, tuttavia, il potere della tv passa ancora dalle direzioni di rete? Su questo punto vi sono pareri diversi. In genere, però, si concorda sul fatto che da una decina di anni, con la crisi degli investimenti pubblicitari e la necessità di ottenere il massimo di ascolti col minimo di risorse, il ruolo del direttore di rete si è largamente svuotato rispetto al passato, mettendo invece al centro del business televisivo la figura del coordinamento palinsesti.
In Rai quello che effettivamente fa e disfa i palinsesti si chiama Antonio Campo Dall’Orto (direttore generale). In Mediaset sono Alessandro Salem (direttore generale contenuti) e Marco Paolini (direttore generale palinsesti e distribuzione). A La7 il deus ex machina è l’editore Urbano Cairo con il supporto del direttore Fabrizio Salini. Così come nel mondo Sky il governo sui contenuti è nelle mani di Andrea Scrosati, executive vice president programming di Sky Italia. Ecco quindi che, fatta eccezione per l’universo Discovery dove il potere è effettivamente in mano alle donne (l’a.d. Marinella Soldi e, appunto, la Carafoli), alla fin fine vale sempre la vecchia regola del soffitto di vetro che impedisce al gentil sesso di salire e occupare le stanze del potere reale, quello che distribuisce le risorse e decide tutto.
In sostanza, perciò, assistiamo a una effettiva nouvelle vague rosa ai vertici delle tv, ma nella gran parte dei casi è più che altro una facciata. Perché i giochi della tv li fa sempre chi sta dietro le quinte. E questa è una penombra abitata ancora quasi esclusivamente da uomini.

di Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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