VOLA «CARTA BIANCA» IL TALK DELLA BERLINGUER OSTACOLATO DALLA BIGNARDI

Nella Raitre campione di flop va bene solo il programma (non renziano) dell’ex direttrice

1443376586750.jpg--bianca_berlinguerSe i renziani sono diventati antipatici, come dice Oscar Farinetti, lo stesso rischio corrono i programmi tv percepiti come renziani o quantomeno filogovernativi: sale l’apprezzamento di Palazzo Chigi, cala lo share. Per lo stesso motivo, viceversa, guadagnano automaticamente appeal conduttori e talk considerati antirenziani o sgraditi al premier. L’antirenzismo, come fu l’antiberlusconismo, si sta rivelando un elisir capace di rilanciare carriere e dare una nuova immagine di indipendenza anche a giornalisti cresciuti, specie in Rai, sotto l’ala protettrice della politica. Come Bianca Berlinguer, una vita a Telekabul fino diventarne direttore col lasciapassare del Pd di Bersani. Negli ultimi giri di poltrone della tv di Stato è saltata, insieme a molte altre, anche quella della Berlinguer al Tg3 (che dirigeva da ben sette anni e conduceva addirittura dal 1991) e la figlia dell’ex leader del Pci ha seguito subito il canovaccio più classico e collaudato in Rai: presentarsi da martire della censura (renziana, stavolta). Risultato: ha ottenuto come compensazione dalla rete un programma quotidiano tutto suo anche nel nome (Carta Bianca), che grazie al fascino dell’«epurazione» ha esordito con ottimi numeri. «Grandi ascolti per Carta Bianca su Rai3 – esulta la nota di Viale Mazzini -, il programma di informazione quotidiana condotto da Bianca Berlinguer è partito con un ascolto di 1 milione 461 mila spettatori sfiorando il 10% di share (9.71%)». Risultato positivo considerata anche la fascia infelice – le 18.30 – trovata dalla direttrice di rete, la renziana Daria Bignardi, per risarcire la Berlinguer e non alimentare ulteriormente la telenovela dell’epurazione. Che invece è stata cavalcata dalla giornalista, che ne ha fatto il suo vero format fin dalle clip di lancio del programma, e a cui non smette di ammiccare anche durante la conduzione. Per il resto il solito talk show, « insipido, lento, noioso nella scelta degli ospiti e confuso nei contenuti» lo il sito di critica televisiva davidemaggio.it -. A ciò si aggiunge l’evidente spaesamento della conduttrice Bianca Berlinguer, ancora sotto shock per l’addio forzato al Tg3 cui ha maliziosamente fatto riferimento più volte».
Per la Rai renziana, e in particolare per la Bignardi, si profila comunque una situazione tragicomica. E cioè. I programmi pensati e voluti, anche nelle nuove conduzioni, dalla direttrice di RaiTre (ma non solo, anche Veltroni su RaiUno) si stanno rivelati dei flop clamorosi , mentre va bene l’unico programma di cui Bignardi e Campo Dall’Orto avrebbero fatto volentieri a meno, se solo la cancellazione della Berlinguer (fatta peraltro con altri professionisti senza scatenare polveroni) non avesse rischiato di creare ancora più problemi, soprattutto dentro il Pd nel quale l’ex direttrice del Tg3 ha buone amicizie. Grande insuccesso è, su tutti Politics, con Semprini fatto assumere appositamente da Sky dalla Bignardi. E sempre per l’effetto doping dell’antirenzismo sullo share, il suo diretto competitor, cioè il talk show di Floris, è cresciuto negli ascolti e lo doppia regolarmente. Ricordiamo che Floris è passato dalla Rai a La7 anche lui con le stimmate del giornalista sgradito al premier», una medaglia ormai che sembra valere qualche centinaia di migliaia di telespettatori.
Mentre l’effetto «antipatia» denunciato da Farinetti alla Leopolda può spiegare in parte il tracollo della nuova RaiTre stile Bignardi (300mila euro di stipendio): programmi nuovi che non vanno, programmi che andavano e ora vanno giù. Ci vorrà mica un’infornata di antirenziani per risollevare la Rai?

Il Giornale

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