Basic Instinct, il regista: “Sharon sapeva tutto di quella scena, la sua versione non sta in piedi”

Sharon Stone ha sempre detto di essere stata “incastrata” nella famosa scena dell’accavallamento di gambe in Basic Instinct: il regista Paul Verhoeven nega però che sia andata così, e racconta la sua versione.

La scena in cui Catherine Tramell alias Sharon Stone accavalla le gambe durante Basic Instinct è entrata nell’immaginario collettivo, una rappresentazione del sesso che da Hollywood raramente ci si aspetta: l’attrice ha sempre negato di essere stata a conoscenza del “dettaglio”, non pensava che le sue vergogne sarebbero state così chiaramente visibili. Superficialmente sembra puro gossip, ma a noi la questione è sempre sembrata uno scontro tra mentalità Usa-Europa piuttosto interessante. A Cannes per promuovere la sua nuova provocazione Benedetta, il regista Paul Verhoeven ha amorevolmente bacchettato però la sua diva: non ricorda affatto che sia andata così. A Variety ha detto:

I miei ricordi sono del tutto diversi da quelli di Sharon. Con questo non voglio sminuire affatto il modo fantastico in cui ritrasse Catherine Tramell. È assolutamente fenomenale. Abbiamo ancora un rapporto piacevole e ci scambiamo messaggi. Ma la sua versione non sta in piedi.[…]
Sapeva esattamente cosa stessimo facendo. Le dissi che la scena si basava sulla storia di una donna che conobbi quand’ero studente, accavallava le gambe senza mutande regolarmente ai party. Quando un mio amico le disse che le vedevamo la vagina, disse: “E certo, lo faccio apposta.” Allora Sharon e io decidemmo di creare una situazione simile.

Basic Instinct, le gambe accavallate: chi dice la verità?

È facile oggi pensare che Sharon Stone, da diva, si vergogni un po’ di essersi spinta così oltre per quella celebre sequenza di Basic Instinct, e che Paul Verhoeven abbia ragione. A nostro parere è tuttavia possibile che ci sia stata un’incomprensione di fondo non sul contenuto della scena, che la Stone aveva compreso benissimo, quanto sul modo in cui sarebbe apparsa sullo schermo. Scatenato europeo olandese lontano artisticamente da una certa sessuofobia hollywoodiana, probabilmente Verhoeven dava per scontato che qualcosa si sarebbe visto, o riteneva che quanto si fosse visto non sarebbe poi stato un gran problema. Sharon invece, da attrice dello star system americano, dava per scontato al contrario che l’idea non si sarebbe trasformata in un “fatto” così evidente. Nelle sue memorie Sharon ha scritto di aver realizzato solo alla prima proiezione per addetti ai lavori:

Fu così che vidi per la prima volta la scena con la mia vagina, parecchio tempo dopo che mi dissero: “Non si vedrà nulla, ho solo bisogno che ti togli le mutande, perché il bianco riflette la luce e poi si capisce che ce le hai”. Il punto è questo: ormai non contava più nulla, sullo schermo c’ero io e c’erano le mie parti intime. Dovevo prendere una decisione. […] Andai in cabina di proiezione, diedi un ceffone a Paul, uscii, andai alla macchina e chiamai il mio avvocato. Mi disse che non potevano far uscire il film così com’era, potevo chiedere un’ingiunzione. […] Per la Screen Actors Guild, il mio sindacato, non era legale riprendermi così. Tirai un sospiro di sollievo. […] Poi però ci pensai un po’ di più. E se fossi stata io il regista? Se avessi ripreso io quella scena? Se l’avessi fatto apposta? O per caso? Cosa avrei fatto una volta che mi fossi ritrovata quella scena? Ci pensai parecchio. Sapevo che genere di film stessi facendo. Che cavolo, mi ero battuta per quella parte, e per tutto quel tempo solo quel regista aveva creduto in me.

comingsoon.it

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