Nuovi problemi per Dazn, Unc: “Il contratto viola i diritti del consumatore”

Non c’è pace per Dazn, la piattaforma di contenuti video fruibile in streaming. Sulla società del gruppo Perform, sbarcata in Italia da poche settimane con l’offerta di tre partite in esclusiva per ogni turno di serie A, Antitrust potrebbe aprire una seconda indagine. Già a settembre Dazn era finita nella bufera per la scarsa qualità di trasmissione, poi è arrivata l’accusa di fare pubblicità ingannevole (guardare le partite “come vuoi, quando vuoi”, nonostante tutto dipenda dalla qualità della connessione) e spacciare per mese gratuito e senza abbonamento quello che, alla fine del mese, si trasformerebbe in un rinnovo automatico dell’offerta se il cliente non si muove per tempo. Materia sulla quale stanno indagando gli “investigatori” dell’Autorità.

La denuncia di questi giorni è partita ancora una volta dall’Unione nazionale consumatori (Unc) per una presunta serie di irregolarità nel contratto che sottopone ai suoi abbonati.

I legali dell’associazione puntano il dito su diverse criticità: anzitutto per il cliente sarebbe impossibile recedere dal contratto senza costi nel caso in cui l’operatore decida di fare modifiche unilaterali. Quello che, insomma, succede continuamente con la telefonia non verrebbe concesso da Dazn che, però, offre la possibilità di disdire l’abbonamento in qualunque momento e senza costi.

Appare più grave, se dovesse essere confermata da Antritrust, la violazione dei diritti del consumatore nel caso in cui sorgano problemi. Dazn non aderisce infatti ad alcuno strumento di soluzione delle controversie né prevede procedure di conciliazione, ma afferma nel contratto “di risolvere le richieste direttamente con l’utente”. Una condotta che Dona definisce “quasi oscena”: “In questo modo Dazn – continua il presidente di Unc – non rispetta due obblighi imposti dalla Commissione Europea: da un lato prevedere sistemi di risoluzione online delle controversie, dall’altro indicare chiaramente sul proprio sito facili modalità di contatto per l’utente”.

Il riferimento è alle Adr (Alternative dispute resolution), uno strumento per risolvere le controversie in modo gratuito e molto più rapido rispetto alla giustizia ordinaria. L’Italia, che ha recepito le indicazioni Ue nel Codice del consumo all’articolo 141, non prevede però alcun obbligo per le società: l’adesione al meccanismo delle Adr è volontario e facoltativo. Una buona pratica verso i clienti che Dazn, almeno per ora, ha deciso di non intraprendere.

“Un altro punto che ha attirato la nostra attenzione – spiega il presidente di Unc Massimiliano Dona – è la clausola che indica come diritto applicabile quello della Germania, cosa che rischia di confondere i consumatori”.

L’associazione ha fatto anche sapere di aver ricevuto diverse segnalazioni di clienti Dazn sul “mancato riconoscimento di sconti e ostacoli a sciogliere il contratto durante il mese di prova gratuita”.

Federico Formica, Repubblica.it

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