La comica Michela Giraud: «C’è ancora il pregiudizio per cui le donne non sanno far ridere»

Era la più simpatica della classe, «oltre che la classica di un protagonismo assoluto». Si definisce così Michela Giraud, 32 anni, nuovo volto della comicità italiana che dopo anni di monologhi sui palchi dei locali e video seguitissimi sul web (vedi alla voce «Educazione cinica»), si prepara al debutto alla conduzione di «Comedy Central News». Il programma, per cinque edizioni ha avuto la conduzione di quello che Giraud definisce il suo mentore, Saverio Raimondo. «Per me è tutto piuttosto incredibile — racconta —. Ho iniziato a capire che questo poteva esser un lavoro quando hanno iniziato a pagarmi per quello che scrivevo e io a pagarci le tasse». Viene da una famiglia militare, «infatti ci ho messo due o tre anni a dire ai miei cosa facevo. All’inizio l’hanno vissuta con grande diffidenza, per loro era l’ennesimo corso di chitarra». Anche perché, in famiglia, i gusti comici sono un po’ diversi: «Mio papà ride con Arbore, mia mamma con Cirilli, per lei il momento più alto della mia carriera sono io che imito Cirilli che imita Psy che fa Gangnam Style».

Se dovesse definire la sua parla di una «comicità più di nicchia, quella degli stand-up live. Per loro non fanno ridere, mi dicono: ma perché non fai le voci, vorrebbero imitassi mia zia veneta». Non sono in molte le donne che fanno quello che lei fa: «C’è ancora il pregiudizio per cui le donne non sanno far ridere, si avverte. L’importante è fregarsene. Per me la comicità è come la matematica, prescinde dal sesso. Devi trovare la chiave per sorprendere». La sua chiave spesso non ha mezze misure: «Come mi disse anni fa Saverio Raimondo, tu devi scegliere con chi metaforicamente fare l’amore. Non ho nessuno snobismo, ho iniziato con Colorado e lì mi sono resa conto che non aiuta mai. Ma so che le mie tematiche non interessano alla signora con il mattarello». Che sono? «Vado molto sul personale, per questo non ho piacere che i miei monologhi live finiscano sul web. Nel tg satirico che andrò a condurre so che non potrò parlare solo delle mie cose, ma spero di trasmettere il mio modo di raccontare. Sono stata una degli inviati del programma, è molto emozionante. Alla popolarità non penso, ma ho bisogno di fare questo mestiere».

Quasi tutta la sua gavetta è stata su Comedy Central, iniziata proprio dopo essere stata scoperta a esibirsi nei locali romani con Comedy Central Tour. Quindi il debutto in «Stand Up Comedy» e, gli ultimi due anni, presenza fissa nel programma che ora inizierà a condurre, in onda i primi di giugno. Fan della Gialappa’s, del primo Luttazzi, «ma anche di Guzzanti, della Dandini e poi di Zelig, dove amavo Paolo Migone e Gioele Dix, a un certo punto ho iniziato a pensare che mi piaceva molto la politica, merito di Berlusconi. Come lui non c’è nessuno per i comici, ci potrebbe essere qualcosa in Savini, in Renzi, ma nessuno può rappresentare quello che è stato lui». Mentre si prepara a questo nuovo debutto — e anche a tornare sul palco, con date che sono quasi sempre dei sold out — la mente torna spesso a quella comicità inglese o americana, a cui spesso l’accomunano: «Mi ha fatto restare malissimo umanamente, ma tutti siamo partiti con Louis C. K.. E poi Ricky Gervais, Amy Schumer, Tina Fey… ma sono per me un’ispirazione anche moltissime comiche italiane, Lella Costa, Paola Cortellesi, Virginia Raffaele, Geppi Cucciari… ognuna di loro fa qualcosa di importante». E tutte loro sanno far ridere.

Chiara Maffioletti, Corriere.it

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