Chiara Ferragni, che «spacca in due» Venezia

Valeria Golino l’ha accusata di «aver sdoganato comportamenti che tutti ritenevano volgari», Mereghetti ha definito il suo documentario «una propaganda da Corea del Nord». Ma alla Mostra del Cinema è un bagno di folla per la influencer, che sul red carpet fa il pieno di complimenti (restando sempre se stessa)

Che non si possa piacere a tutti è cosa nota, pillola di saggezza popolare tramandata di generazione in generazione. Anzi, a dir la verità spesso si attiva un meccanismo «riequilibratore» che contrappone fragorosi complimenti a feroci attacchi: più spinge una parte, più risponde l’altra. In questa bizzarra morsa è rimasta incastrata persino Chiara Ferragni, che alla Mostra del Cinema ha presentato il documentario sulla sua vita, «Unposted».

Neanche il tempo di arrivare in sala che si delineavano già gli schieramenti: «Outfit sbagliato, dovevi osare di più», la riprende qualcuno sui social, «mi aspettavo di meglio». Ma sul red carpet l’influncer incassa una pioggia di complimenti, molti più applausi di tutte le sue colleghe del web: a Lido è un bagno di folla, tutti vogliono vedere la pellicola sulla sua vita. Lei è emozionata, saluta ed entra: sembra stia passando una star di Hollywood.

«Venezia è ai suoi piedi», scrivono alcune testate. Lei incarta e porta a casa. O meglio, pubblica su Instagram: la rassegna stampa condivisa da Chiara sui social è un collage di elogi al coraggio, all’intraprendenza e all’abilità di intercettare nuovi modi di comunicare. Ma le novità, com’è normale che sia, è impossibile che convincano tutti: «Tanto di cappello a chi fa soldi sulla vacuità», ha dichiarato Valeria Golino al Corriere della Sera.

«Dal canto mio non so nemmeno come funziona il suo lavoro», aggiunge l’attrice, prima di affondare il colpo. «Credo però sia stato sdoganato un comportamento che fino a pochi anni fa ritenevano tutti volgare. E ora invece ci sembra normale». Aspre critiche sono piovute anche sul suo documentario, etichettato nella recensione di Paolo Mereghetti «artisticamente inqualificabile, una propaganda che pensavamo adatta a Kim Jong-un».

Chiara divide, insomma. Da una parte chi ne tesse le lodi, dall’altra chi la ridimensiona. In nome della già citata saggezza popolare bisognerebbe trovare un equilibrio, consapevoli che spesso il modo più semplice per piacere a tutti è tradire se stessi. «Qualche anno fa incontrai Di Caprio al Festival di Cannes e provai a fare una foto con lui», ci ha raccontato, «ma non mi hanno fatto avvicinare». Qualcosa è cambiato, è vero. Ma lei, appunto, è rimasta se stessa.

Nicola Bambini, Vanity Fair.

Exit mobile version