ROSSI STUART: METTO A NUDO ME E LE DONNE CHE (NON) HO AMATO

L’attore è regista e interprete di «Tommaso», film dedicato ai difficili rapporti affrontati nella vita con l’altro sesso

kim rossi stuartSi mette a nudo. Lo dice lui stesso, Kim Rossi Stuart, regista e interprete di Tommaso presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e in uscita domani nei cinema: «È un film nel quale il protagonista viene messo a nudo, filosoficamente è un atto molto significativo e molto importante, le cose andrebbero meglio se le persone si mettessero a nudo».
La ripetizione del concetto corrisponde bene ai primi minuti del secondo film da regista di Kim Rossi Stuart in cui il suo personaggio letteralmente vede nudo come nell’episodio Vedo nudo dell’omonimo film di Dino Risi. Per strada, al bar, donne affascinanti senza veli con cui Tommaso/Rossi Stuart immagina anche degli amplessi variegati. Immediatamente entriamo nella mente del protagonista che, non a caso, confida i suoi problemi – vorrebbe esordire alla regia in un film fatto «tutto di sogni» – e le sue visioni a Mario (Renato Scarpa), una sorta di psicologo. Tommaso/Rossi Stuart è un attore giovane, bello e richiesto ma in crisi con il lavoro, con la compagna, con la mamma (il grande ritorno di un’attrice come Dagmar Lassander), con la vita. Un giorno riesce a farsi lasciare da Chiara (Jasmine Trinca) e pensa così che davanti a lui si possa aprire una libertà sconfinata e innumerevoli avventure. Che a fatica arrivano e sono sempre conflittuali, con Federica (Cristiana Capotondi) e con Sonia (Camilla Diana, splendida supercafona), ma nella casa di campagna sull’albero c’è sempre quel nido di processionarie pronto a cadere, a schiudersi, a rovinare tutto.
«Difficile stabilire – anticipa la domanda Kim Rossi Stuart – quanto ci sia di me nel film, non è autobiografico in un senso storiografico e memorialista. E’ autobiografico nella misura in cui lo sono tutti i percorsi introspettivi». Quando un regista decide di fare un film così, pieno di tic, anche attoriali, viene subito in mente Nanni Moretti. Che Kim Rossi Stuart un po’ cita («È l’esempio perfetto del genere autoreferenziale, ma autocritico, in cui credo si possa catalogare il mio film») ma che subito supera per portarci nel suo cinema altrettanto personale: «Nel mio studiolo mi dicevo: che film faccio adesso? Un film di genere, di denuncia civile, sociale e politica? La cosa più sana mi è sembrata di cercare dentro me stesso, confortato dal fatto che una volta in Italia si faceva anche questo tipo di cinema. In più ho sempre avuto un vizio, deformazione, di vedere il mio mestiere attraverso una forma molto etica che ha influito sulla mia carriera». Che è lunga, con l’esordio in tv nel 1984 nella mini serie I ragazzi della valle misteriosa e la popolarità raggiunta nel 1991 con Fantaghirò. L’attore, che il 31 ottobre diventerà uno splendido 47enne, stavolta, come il protagonista del suo film, davanti ai giornalisti si mette a nudo molto più che in passato quando è sempre apparso molto più riservato: «Avevo il desiderio di fare un film urgente, condividere le cose che mi passavano per la testa. E’ un’opera comunicativa che però non ha una rete di protezione, non ha una trama esterna ma solo interiore che segue almeno tre temi: il tragicomico tentativo di tutti gli essere umani di avere rapporti sentimentali e sessuali soddisfacenti. La zavorra che ereditiamo dai nostri genitori con la quale ognuno di noi è costretto a fare i conti nella vita per avere coscienza di sé. E il bambino che è in noi, chi lo ha seppellito probabilmente non proverà niente vedendo questo film». Non a caso Tommaso era anche il nome del piccolo protagonista del suo bel film di esordio di undici anni fa che infatti, dice, «lo si può vedere come una continuazione» di Anche libero va bene.
Ora Tommaso è grandicello e si lancia in discorsi complessi sui ruoli dell’uomo e della donna: «Antropologicamente il maschio era un inseminatore selvaggio poi, forse per conservazione della specie, ha deciso di prendersi cura del nucleo familiare e di diventare padre (la madre lo è sempre stata). Un atto che ha dato vita alla civiltà umana ma che è in qualche modo contro natura. Ecco perché il profondo disagio dei maschi che il film mette sulla graticola». Con un’altra certezza di fondo: «Non so voi, ma io ho cercato per buona parte della mia vita relazioni soddisfacenti con l’altro sesso. Una missione praticamente impossibile». Per fortuna però la relazione con la compagna Ilaria Spada, l’attrice con cui ha avuto un figlio, va bene. Tanto che le ha fatto fare anche fa un acquatico cameo nel film.

Pedro Armocida, il Giornale

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