Pierluigi Pardo spiega il segreto del suo successo

Pierluigi Pardo sulle orme giganti di Raimondo Vianello. Perché condurre Pressing non è cosa facile, ci si confronta con un mito. Tuttavia Mediaset ha voluto rispolverare il format, a conferma che i Mondiali hanno fatto tornare la voglia di calcio a Cologno e zone limitrofe. Dal 2 settembre la domenica sera riecco comparire Pressing, con Pardo e la sua tribù di ospiti e opinionisti. Lunedì sera confermato l’appuntamento con Tiki Taka, mentre al sabato sera Pardo curerà la telecronaca dell’anticipo di campionato su Dazn.

Pardo, come mai piace così tanto? In tv, agli sportivi, sui social?
«Mah. Forse perché ho una faccia simpatica. Perché creo empatia. Perché non farei mai una trasmissione con il gobbo. Amo improvvisare. Adoro andare a cena con amici e in tv ripropongo la stessa atmosfera goliardica. E soprattutto perché sono il cazzaro della comitiva, quello che a scuola faceva sempre gli scherzi a tutti. Penso di avere tanti difetti ma il mio pregio è non prendermi mai sul serio».
Pane e pallone. Il calcio nel cuore.
«Fin da bambino. Guardavo in tv solo il calcio, mi interessavano poco gli altri programmi. Vedevo le partite e le trasmissioni sportive».
Quali?
«La domenica mi sintonizzavo su TeleRoma 56 fin da mezzogiorno. In campo con Roma e Lazio, Giulio Galasso, Lamberto Giorgi, Michele Plastino: non mi perdevo nulla delle loro trasmissioni. Sandro Piccinini e il suo modo di reinventare le telecronache: sono passati più di 35 anni».
Già Piccinini, che ha deciso di fermarsi ai box…
«Un innovatore tra i telecronisti. Non so quali siano i motivi della pausa. È un grande».

Dunque, Pardo si fa in tre…
«Mi auguro con Pressing di ripetere lo stesso miracolo di Tiki Taka, forte ormai di 5 anni di ascolti e gradimento consolidati. Con Dazn è una bella esperienza. Penso che il futuro del calcio sia in streaming con tanti device».
Vianello paragone ingombrante…
«Per favore: non facciamo confronti con il maestro. Vianello è stato un fuoriclasse, uno dei più grandi artisti di sempre, prestato in una trasmissione sportiva nella quale ha fatto vedere la sua bravura straordinaria: un mix di competenza e ironia. Mi ha sempre ispirato. Con a fianco l’ottimo Massimo De Luca. Oggi sono altri tempi e non c’è più la stessa voglia di vedere il calcio in chiaro».
E non c’è più Vianello. Chi altro l’ha ispirata nella sua formazione?
«Seppure fossi bambino, mi piaceva molto Beppe Viola. Come intervistatore adoravo Giampiero Galeazzi a bordo campo. Trovo quasi pudore nel dirlo. Anche se erano altri tempi, soprattutto per i rapporti con i calciatori, te li prendevi a braccetto e li facevi parlare».
Condurrebbe un talk senza parlare di calcio?
«Mi piacerebbe. Ma non politico. La politica la lascerei ai più bravi, Floris e Formigli, Porro e Greco. Sono curioso di vedere la sfida che sull’attualità si accinge a lanciare Retequattro. Alla mia portata potrebbe essere un talk di costume e società, alla Letterman o Fazio».

Quali ospiti vorrebbe intervistare nel suo talk?
«Senza dubbio Papa Francesco. E una spanna dietro, Bruce Springsteen».
Torniamo al calcio. Di Cristiano Ronaldo alla Juve cosa pensa?
«Che ha fatto cambiare la mentalità delle altre squadre, che hanno cominciato a correre. Inter e Milan in primis. Se poi dovesse arrivare anche Moric…»
E del ritorno di Ancelotti?
«Ottima cosa. Un allenatore che ha vinto tantissimo. Sono convinto che non è andato a Napoli per mangiare le mozzarelle».
La Nazionale con Mancini tornerà ai livelli che le competono?
«Sono fiducioso. Mancini ha l’esperienza per riuscirci. E poi questo calcio italiano non è così a pezzi come si sente dire. Negli ultimi anni abbiamo sbagliato solo tre partite, quella con la Spagna e le due con la Svezia. Per colpa di errori ed episodi casuali».
Chi vincerà lo scudetto?
«La Juve, ma occhio all’Inter che ha preso tutti giocatori pronti per il presente».
Chi alzerà la Champions?
«Impronosticabile».
La giovane promessa che diventerà un top player?
«Chiesa. Può esplodere in tutto il suo valore».

Marco Castoro, Leggo.it

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