Piper De Palma, dai set con papà Brian a un film tutto suo sui vampiri

Attrice e regista, 22 anni, è a Taormina protagonista del film ‘Spiral Form’ e sta girando un corto. Ma non ha ancora mostrato nulla a suo padre: “Non è un tipo che fa troppi complimenti anzi, è sincero fino alla brutalità sui difetti”

Piper De Palma, 22 anni, ha il fisico minuto e gli occhioni azzurri del papà Brian. “Lo so, ho la stessa faccia, lo sguardo da cucciolo che ha lui”, sorride l’attrice e regista in short e calzoncini, perfetto look da turista americana a Taormina “è la mia prima volta in Sicilia, fantastico. Tutto è così antico, storico e prezioso per me che vengo da un Paese relativamente giovane, il Teatro Antico è mozzafiato per me che sono una ragazza di Palo Alto, California. Mio padre è fiero delle sue origini italiane del Sud”.  Al Festival di Taormina è protagonista con il film Spiral Farm, girato dall’amico Alec Tibaldi: “Il mio personaggio, Anahita, è una 17enne cresciuta in una comune religiosa, molto chiusa al mondo. Una ragazza che non è mai uscita dalla comunità, non ha mai visto una grande città. Ma è innamorata della danza, dell’hip hop, vorrebbe andare a fare delle audizioni e scopre un nuovo tipo di vita e di esperienza che potrebbe vivere. Ma questo significherebbe riunciare alla vita che ha fatto finora nella comunità con la sua famiglia, le sue radici. Si trova davati a una scelta difficile, e alla fine sceglie di seguire quello che ama. Credo che sia un personaggio in cui molti adolescenti possono identificarsi: tutti noi ci troviamo di fronte a scelte importanti da prendere quando si cresce”. Piper è cresciuta a pane e cinema. “Mio padre ci ha iniziato, con mia sorella Lolita, alla fede del cinema, tanti film da vedere insieme ogni sera a casa. All’inizio volevo diventare una medico o un professore, ma poi il cinema è stato un richiamo troppo grande”. Il suo ricordo sul set più lontano è ai tempi di Black Dahlia “facevo la comparsa, avevo sette anni, un vestito pesante e scarpe d’epoca scomodissime, ricordo le 14 ore sul set sotto il sole californiano. Non ero preparata. Pensai: mai più un’esperienza del genere e invece, quando mi sono trovata a scuola sul palco per un musical ho capito che quello volevo fare, interagire con il pubblico. E adoro il set, la squadra che lavora insieme per fare un film, essere distrutto ma felice a fine giornata” Figlia del maestro del brivido, come ogni ragazzina la folgorazione sono stati i cartoni: “Adoravo tutte le principesse disneyane, e poi Scarpette rosse, Beetlejuice. Solo da adulta ho iniziato a vedere i film di mio padre. Mi ha colpito il fatto che i suoi non sono solo thriller o horror psicologici, ma opere con un’estetica forte, con uno sguardo personale e colori vividi, i rossi, i blu”. Il preferito, senza dubbio è Carrie-Lo sguardo di Satana, “un film che non è solo orrore e gore ma una meravigliosa storia di crescita e formazione di una giovane donna outsider”.  Dopo qualche resistenza psicologica ha capito che era fatta per il cinema “davanti o dietro la macchina da presa”. Ha iniziato a studiare recitazione ma anche regia “ho girato alcuni corti, ora preparo un mini film da venti minuti, una storia d’amore e di vampiri vagamente ispirato a Carmilla, il racconto di Sheridan La Fanu del 1872. La protagonista è il vampiro femminile più famoso, ha anticipato Dracula di Stoker. Racconto il rapporto tra due amiche, un vampiro donna che s’innamora di un’altra donna che però si ammala e ho voluto mettere in scena questa dinamica velenosa. Ci sono anche tanti sogni ed elementi fantastici dentro. Ho scritto la sceneggiatura, girato il film – tre giorni intensissimi – e ora sono al primo montaggio”. Non ha ancora mostrato niente al papà: “È ancora materiale troppo grezzo. Ha letto la sceneggiatura e gli è piaciuta molto, ma gli mostrerò il pre montato più avanti. Anche perché non è un tipo che fa troppi complimenti, non è il tipo ‘quanto è brava mia figlia’, anzi, è sincero fino alla brutalità sui difetti. Da una parte è l’unica strada per crescere, dall’altra non ho intenzione di sottoporgli nulla finché non sono convinta”.

Arianna Finos, repubblica.it

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