SERIE A, PIÙ PACCHETTI PER LE TV

Offerte per singole piattaforme, prodotto o formule miste

Il punto 24 delle linee guida sulla vendita centralizzata dei diritti tv Serie A di calcio 2018-2021 è quello più interessante. È stato criptato ufficialmente da Lega e Antitrust con degli omissis. Ma ItaliaOggi ha avuto comunque modo di consultarlo.
I pacchetti che la Lega calcio Serie A intende creare verranno commercializzati per singola piattaforma trasmissiva (satellite, digitale terrestre, o internet), o per prodotto (poniamo, per esempio, anticipi, posticipi, partite del pomeriggio, match di certe squadre), oppure con una formula mista piattaforma-prodotto.
L’offerta minima che verrà messa all’asta è pari all’80% delle partite in diretta (nel bando precedente la soglia era al 50%), e il pacchetto più piccolo di partite dovrà includere almeno un terzo delle gare del pacchetto più grande.
Per esempio, se il pacchetto più grande messo all’asta ha come oggetto 132 gare, il più piccolo deve includere almeno 44 gare e, in ogni caso, almeno 30 gare giocate in finestre orarie singole del campionato di Serie A. Da ricordare che in un campionato di Serie A a 20 squadre si giocano complessivamente 380 partite (dieci match per 38 giornate).
In caso di vendita dei pacchetti per piattaforma o mista, la commercializzazione dovrà includere da un minimo di cinque a un massimo di 12 pacchetti aventi a oggetto la trasmissione delle gare.
Un unico soggetto non potrà aggiudicarsi l’esclusiva di tutti gli eventi live su tutte le piattaforme (satellite, digitale terrestre e web). Non si esclude, tuttavia, una esclusiva totale su due piattaforme (per esempio, satellite e digitale terrestre, opzione alla quale potrebbe essere molto interessata Sky).
Nessun operatore, inoltre, potrà acquisire in esclusiva un numero di pacchetti superiore al numero totale di pacchetti offerti meno due, nel caso siano predisposti sette o più pacchetti. Nel concreto questo significa che se la Lega Serie A dovesse mettere all’asta in esclusiva otto pacchetti in diretta, un singolo operatore ne potrà acquisire al massimo sei. Se invece la Lega dovesse offrire solo cinque pacchetti (quindi meno di sette), un operatore ne potrà acquisire al massimo quattro.
Nessun singolo operatore, infine, potrà acquisire più pacchetti che gli consentano di trasmettere in esclusiva e in contemporanea i medesimi eventi live attraverso le tre piattaforme satellitare, digitale terrestre e Internet.
Lega calcio, comunque, ribadisce di non essere tenuta a predisporre più pacchetti per ciascuna piattaforma. Potrebbe, quindi riservarsi il diritto di creare un solo pacchetto per una piattaforma.
In caso di vendita dei pacchetti per prodotto, invece, la commercializzazione degli eventi dovrà includere da un minimo di tre a un massimo di cinque pacchetti aventi a oggetto la trasmissione integrale in esclusiva delle gare. Un singolo operatore non potrà acquisire in esclusiva tutti i pacchetti con le gare in diretta.
Nel complesso, in base ai commenti raccolti da ItaliaOggi presso gli operatori del settore, le nuove linee guida sono certamente più precise e dettagliate rispetto al bando di tre anni fa. L’innalzamento della soglia minima delle partite messe in asta dal 50 all’80%, secondo alcuni, potrebbe anche lasciare intendere che esiste una remota (invero molto remota) possibilità che la Lega Serie A decida veramente di non dare il live televisivo di tutte le partite (come già accade in altri campionati esteri), riservando alcuni match solo agli spettatori allo stadio. Sono più chiare le norme circa la possibilità che un singolo operatore possa aggiudicarsi esclusive totali su più piattaforme (lo può fare su due piattaforme su tre, per evitare il caos accaduto con Sky nella scorsa asta), e si cerca di ampliare il numero di pacchetti, per piattaforma e per prodotto, al fine di attirare nuovi operatori che non siano i soliti Sky, Mediaset o Rai, e anche per provare a obbligare i tifosi di una singola squadra ad avere almeno due abbonamenti per seguire tutti i match del loro club, disincentivando, invece, la possibilità di avere tutta la Serie A con un unico contratto.
Da molti mesi si tirano per la giacchetta Netflix, Amazon, Twitter, YouTube, e chi più ne ha più ne metta. Ma alla fine le uniche vere novità che potrebbero esserci in asta si chiamano Tim, magari in alleanza con Mediaset, e Discovery, interessata a qualche pacchetto minore in chiaro.
Ora l’Antitrust avvierà una consultazione pubblica sulle linee guida definite settimana scorsa dalla Lega Serie A assistita dall’advisor Infront. Il tutto per eventualmente integrare il documento entro il prossimo 13 aprile e poi approvarlo per, infine, partire con l’asta per la vendita dei diritti tv 2018-2021 entro l’estate. Dalla pubblicazione del bando alla chiusura dell’asta passeranno, probabilmente, pochissimi giorni.

di Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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