Le canzoni del Colibrì, un viaggio in musica tra le pagine del libro di Sandro Veronesi

Vincitore del premio Strega questa storia di famiglia è uno dei libri che accompagneranno questa estate 2020. L’autore innesta nel suo racconto numerose canzoni

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Una copertina gialla come il sole. Vola sulla nostra estate Il Colibri (edito da La nave di Teseo), il libro di Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2020. Lo puntavo da tempo, da prima che ricevesse il riconoscimento. Ho un rapporto di amore-odio con le pagine di Veronesi ma un rapporto da lettore. E’ unico nel giocare con le parole e le storie, sa incatenare alla trama, anche in un caso come questo dove gli sbalzi temporali costringono a un impegno mnemonico speciale. Si intersecano famiglie e vicende umane, un amore ancillare e famiglie infelici, ognuna a suo modo. Fino a un finale dove tutto si riannoda con melanconica dolcezza. Mi hanno intrigato le sue scelte e citazioni musicali che ora provo a raccontarvi.

Si comincia con Duccio e Marco che oltre a dividere il tempo tra banchi di scuola e attività sportiva, si ritrovano per ascoltare la musica della West Coast americana, in particolare Eagles, Crosby Stilla Nash & Young, Poco e Greateful Dead. Poi Marco si appassiona alle corse dei cavalli e si allontana dalla resurrezione inglese capitanata da Clash, Cure, Graham Parker & the Rumour e “il rutilante mondo di Elvis Costello”. Lo stesso Marco lo ritroviamo a letto ad ascoltare Laughing di David Crosby, ultima traccia dell’album If I Could Only Remember my Name. Il patto di castità adulterina tra Marco e Luisa è sancito da Sacrifice di Sinéad O’ConnorAnd it’s no sacrifice/just a simple word/it’s two hearts living/in two separate worlds. Nel pieno di una crisi famigliare giunge il verso quando sbocciavan le viole scritto da Fabrizio De André per la canzone Canzone dell’amore perduto: la questione è che il brano termina con per un amore nuovo che per Probo e Letizia non ci fu mai. Faber lo ritroviamo in un altro momento con lo sa che io ho perduto due figli/signora lei è una donna piuttosto distratta. La canzone è Amico fragile e Il Colibrì è soprattutto un libro di fragilità.

Siamo verso il finale quando appare Rivers Flows in You suonata dalla prodigiosa Miraijin. Il finale, che non vi racconto per non togliervi lo stupore, ha per colonna sonora Don’t cry no tears di Neil Young. Nelle note finali Sandro Veronesi ci porta nell’anima di Gloomy Sunday che viene dal brano degli anni Trenta Szomorù vasàrnap scritto da Làszlò Jàvor sulla musica del pianista autodidatta Reszo Seress e inciso per la prima volta nel 1935 dal cantante Pàl Kalmàr. Diventa uno standard jazz grazie alla versione americana del 1936 che porta la firma dell’autore Sam Lewis. Ovviamente viene riportato il testo integrale. La mestizia che muove ha portato al brano la nomea di canzone ungherese dei suicidi. Per riabilitarla ci ha messo la faccia, e la voce, Billie Holiday portandola in una dimensione di sogno. La missione non è andata proprio a buon fine ma ciò non ha impedito successive e varie versioni: Veronesi cita quelle di Lydia Lunch, Elvis Costello, Ricky Nelson, Marianne Faithfull, Sinèad O’Connor e Bjork. Nel nostro paese è diventata Triste Domenica e tra gli altri la hanno fatta propria Norma Bruni, Carlastella, Myriam Ferretti, Giovanni Vallarino e, nel 1952, Nilla Pizzi. Il testo è stato adattato da Nino Rastelli. E ora la sera, quando tornate a casa, cercate queste musiche come ho fatto io. Sentirete nel cuore il canto del Colibrì.


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