Le playlist “Black lives matter” su Spotify

Musica si, ma anche qualcosa in più: una presa di posizione evidente a favore della comunità afroamericana che in questi giorni è scesa in piazza per rivendicare i propri diritti 

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Ancora una volta Spotify, la più popolare piattaforma per l’ascolto di musica in streaming, riesce a leggere l’attualità e tradurla in musica. È disponibile infatti una serie di playlist accomunate dal titolo “Black Lives Matter”, “Le vite dei neri contano”, per chi non avesse dimestichezza con la lingua. Musica si, ma anche qualcosa in più, una presa di posizione evidente e incontrovertibile a favore della comunità afroamericana che in questi giorni, dopo il caso George Floyd, è scesa in piazza per rivendicare i propri diritti, per provare a far sentire la propria voce contro un sistema che dovrebbe garantire un’uguaglianza tra razze che, anche i numeri diffusi in questi giorni dagli organi di informazione confermano, ancora è ben lontana dall’essere raggiunta.

Tre playlist dunque, dedicate a tre modi di intendere la musica molto diversi, ma uguali nella matrice black. Dentro la prima, “Songs of empowerment and pride”, c’è dentro tutto l’orgoglio dei neri d’America tradotto in musica, brani come “Keep Ya Head Up” di 2Pac, “Freedom” il duetto tra Beyoncè e Kendrick Lamar, il capolavoro “Redemption Songs” di Bob Marley & The Wailers, “Say It Loud – I’m Black And I’m Proud” di James Brown, il più patriottico forse tra i cantanti di colore della storia della musica statunitense, e la lista continua con artisti come Marvin Gaye, Nina Simone, Sam Cooke e Stevie Wonder.

La seconda playlist si intitola invece “RapCaviar” e contiene capolavori del genere vecchi e nuovi, da Drake a Travis Scott, da Lil Baby a Young M.A., nessun riferimento diretto alla protesta in questo caso, ma è vero che col rap non ce n’è bisogno, è la tradizione del genere in questo caso a parlare chiaro, se in Italia il successo del rap si è tradotto con un modo di approcciarsi, sia per chi lo fa che per chi lo ascolta, piuttosto commerciale, negli Stati Uniti è rimasta per anni la principale lingua attraverso la quale i neri sono riusciti a denunciare il proprio status sociale.

L’ultima playlist è dedicata ad un altro genere particolarmente praticato dagli afroamericani, quell’R&B rimasto specialità della casa, praticamente irripetibile fuori dai confini a stelle e strisce. In questo caso il riferimento nel titolo della playlist è abbastanza evidente “Are & Be”, e dentro ci si trova John Legend, Usher, The Weeknd e Kelly Rowland.
Inutile ricordare che tutte le più grandi rivolte dell’era moderna sono sempre state accompagnate da musica che ne farà per sempre da colonna sonora, musica che verrà raccontata come parte integrante della cronaca. Spotify decide di proporsi come dj di questa protesta lanciando un segnale chiaro e ricordando, qualora qualcuno se lo fosse dimenticato, che gli afroamericani hanno donato alla musica alcune delle perle più preziose della storia.

Agi

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