Ben Affleck in ‘Tornare a vincere’, l’inferno di un ex alcolista che rinasce con il basket

È uno dei primi titoli a uscire direttamente in digitale, dal 23 aprile, vista la chiusura delle sale per il coronavirus. Diretto dall’ottimo Gavin O’Connor, è un racconto di redenzione molto personale per il divo che lo ha definito “un film terapeutico”

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Tornare a vincere. O anche soltanto a essere felice. Ben Affleck ci ha abituato alle montagne russe del suo stato d’animo, vicissitudini sentimentali e crisi professionale che hanno come denominature comune la dipendenza dall’alcool, demone che l’attore combatte da tanto tempo, con risultati alterni. Anche per questo il film Tornare a vincere (titolo originale The Way Back), era una sfida piuttosto personale.


Girato dall’ottimo Gavin O’ Connor, il film racconta di un ex alcolista che rimette in piedi la sua vita diventando allenatore di una squadra liceale di basket. Affleck aveva chiamato proprio lui, dicendo che era il regista giusto per il progetto ma lo stesso O’Connor ha svelato che il film ha rischiato di essere cancellato perché l’attore si stava sottoponendo a una terapia di riabilitazione. Sarebbe stata ancora una volta la salvifica ex moglie e ora grande amica Jennifer Garner a sostenerlo. La crisi è accaduta a inizio film, Gerner ha chiamato O’Connor e gli ha detto “Gavin, Ben ti chiede per favore di non staccare la spina a questo film, vuole farlo con tutto se stesso”, tanto che è andato in riabilitazione portandosi dietro il pallone da basket. Le riprese sono ripartite il giorno dopo che Affleck è uscito dalla centro, durante una scena ha avuto un crisi emotiva che poi è stata scartata perché ritenuta troppo personale in cui l’allenatore di basket affrontava la ex moglie e si scusava dei suoi comportamenti sbagliati dovuti all’alcool. “Al secondo ciak Ben ha avuto una crisi – ha raccontato Connor, che con Affleck aveva girato già il bel The accountant – la sua diga interiore si è rotta e si è sfogato apertamente, davanti alla troupe ipnotizzata. Era chiaro che non stava recitando”.

Lo stesso Affleck lo ha definito un film terapeutico. Del resto l’attore non si è mai mostrato reticente nel raccontare i suoi problemi, anche come esempio per aiutare gli altri. Lo aveva fatto, un anno fa, nell’intervista a Repubblica per Triple frontier, l’action sociale targato Netflix: “Sono in una posizione in cui ho poca scelta su ciò che mi riguarda diventi pubblico o meno. Così cerco di trasformarlo nel meglio che posso. Ma io non mi vedo certo come un modello di virtù morale. E credo ci sia qualcosa da dire su alcuni tabù che portano una macchia orribile sulla tua immagine. Vale per qualunque tipo di dipendenza, che siano droghe, farmaci, sesso, cibo, internet, cellulare, gioco d’azzardo. Ci sono tanti posti in cui fuggire, premere un bottone e rilasciare la serotonina. Non sono in imbarazzo a parlare dei problemi con l’alcool, ma è solo una parte di me, non la mia vita. E finalmente la società inizia a non vedere più queste dipendenze solo attraverso il prisma della vergogna: l’empatia e il confronto ci permetterà di aiutarci gli uni con gli altri”.

Innanzitutto tornare. Tornare a vincere è uno dei titoli che, a causa della folla di titoli che si stanno accumulando in queste settimane di cinema chiusi, esce per la Warner direttamente in digitale dal 23 aprile (disponibile per acquisto e noleggio su Apple Tv, Google play, TimVision, Rakuten Tv, Playstation Store, Microsoft Film e Tv e per il noleggio su Sky Primafila, Infinity e Vvvid). Il film racconta di Jack Cunningham, un tempo il fenomeno della pallacanestro del liceo, una borsa di studio universitaria assicurata, quando per motivi sconosciuti si allontana dal basket e dal futuro radioso. Anni dopo, un dolore infinito, il baratro, un matrimonio fallito e l’alcool. La redenzione possibile arriva con l’ingaggio da allenatore nella squadra del suo ex liceo, lontana dalle glorie di un tempo. Si ricomincia a vincere, ma la tenuta psicologica dei ragazzi e soprattutto dell’allenatore è tutta da dimostrare. “Mi è piaciuto il fatto che non era il solito film pieno di cliché sullo sport o sulla dipendenza” ha raccontato Affleck, “ma una storia di redenzione che sovverte le solite aspettative ed è molto onesto dal punto di vista emotivo. Ed è vero che ho pensato che fosse l’occasione come attore per avere accesso a sentimenti profondi che mi riguardano, interpretando un personaggio che conosco profondamente nella sua complessità e nelle sue contraddizioni” .

Gli alti e bassi di Bat-Ben. Affleck ha vinto due Oscar: il primo nel 1998 con Matt Damon per la sceneggiatura di Will Hunting- Genio Ribelle, il secondo nel 2013 come miglior film per Argo. In mezzo ha firmato anche gli ottimi Gone baby gone (ha diretto il fratello Casey) e The Town, per cui, ci confessò, l’ispirazione era stato Gomorra di Matteo Garrone di cui è un fervido ammiratore. Ama i registi e gli attori italiani, tanto da aver chiamato Remo Girone per il ruolo di cattivo nel suo ultimo film da regista, il non fortunatissimo La legge della notte. L’Italia da parte sua lo ha premiato con la Coppa Volpi nel 2006 per Hollywoodland. Ha anche avuto una bella fetta di successo mainstream, dai catastrofici alla Armageddon a una dimenticabile versione di Jack Ryan. E c’è la corposa costola supereroica iniziata con Daredevil, il cui unico merito è di avergli fatto conoscere meglio Jennifer Garner (già incontrata sul set di Pearl Harbor) con cui ha avuto tre figli, e poi eccolo Batman, con l’impresa non facile del passaggio di testimone con un grande Christian Bale al centro della trilogia nolaniana di Il cavaliere oscuro. Batman vs Superman, Justice League, il progetto di un Batman da dirigere lui stesso, invecchiato presto. Nel 2019 l’addio al suo Bruce Wayne brizzolato e la benedizione a distanza per il giovane Robert Pattinson.

Sul fronte sentimentale da poco tempo i tabloid lo vogliono fidanzato a un’attrice giovane e ricca di talento, la cubana Ana De Harmas – già protagonista di Blade Runner-2046 e del nuovo Bond – conosciuta sul set del film Deep Water. Una nuova bella e famosa come quasi tutte le sue fidanzate, da Gwyneth Paltrow, a Jennifer Lopez a Jennifer Garner.

Ritornare a vincere con l’amico Matt. Il fratello è Casey, anche lui attore e regista, grande amico di Joaquin Phoenix, si è fatto notare soprattutto accanto a Brad Pitt-Jesse James, è stato oscurato dalla fama di carattere difficile e negli ultimi anni da accuse di molestie da parte di due collaboratrici con le quali si è poi scusato. Per un lungo tratto le scelte di Ben Affleck sono state legate a quelle dell’amico fraterno Matt Damon. Li ricordiamo giovanissimi e promettenti, sul palco dell’Academy per Will Hunting, Genio ribelle. L’attrito ci fu solo ai tempi della relazione con Jennifer Lopez, i due si sono allontanati, ma l’amicizia ha retto. E infatti c’è un progetto insieme, The last duel di cui i due amici firmano la sceneggiatura del film (tratto dal libro di Eric Jager) che sarà diretto da Ridley Scott. Ambientato nella Francia del 14esimo secolo e ispirato a fatti realmente accaduti. Protagonisti sono il cavaliere Jean de Carrouges (Matt Damon) e il suo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver). Tornato in patria da una guerra, de Carrouge scopre che il migliore amico ha violentato sua moglie, ma nessuno le ha creduto, così l’uomo è stato sollevato da ogni accusa. Ma de Carrouges si appella al re di Francia per ottenere giustizia e la sentenza prevede che i due si sfidino in un duello all’ultimo sangue. Chiunque sopravviverà avrà Dio dalla sua parte, e se de Carrouges perderà sua moglie sarà bruciata sul rogo per aver giurato il falso: a interpretare la donna è Jodie Comer, la meravigliosa psicopatica della serie Killing Eve.

Repubblica.it

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