TRE FIGLIE IN GUERRA PER LA LIBERTÀ, ECCO ‘DI PADRE IN FIGLIA’

Alessio Boni padre padrone nella saga di Riccardo Milani ambientata tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta in cui le donne diventano capitane d’industria. La fiction in quattro puntate, su RaiUno dal 18 aprile, racconta il lungo cammino per l’emancipazione

La scena iniziale è spiazzante: Stefania Rocca, incinta, va a cercare il marito nel bordello dove incontra l’amante e minaccia di partorire lì se non torna a casa. Ma anni dopo sarà proprio la prostituta (Francesca Cavallin) che l’uomo frequentava, a diventare la sua migliore alleata. La lunga strada per l’emancipazione femminile diventa un omaggio al coraggio delle donne nella serie in quattro puntate Di padre in figlia diretta da Riccardo Milani, in onda dal 18 aprile su Rai1.
Nata da un’idea di Cristina Comencini, ambientata a Bassano del Grappa, racconta la famiglia Franza, dominata dal padre padrone Alessio Boni, proprietario della distilleria, il rapporto complesso con le figlie Cristiana Capotondi e Matilde Gioli. Il 68 bussa alle porte quando la figlia maggiore Maria Teresa (Capotondi) va a iscriversi, contro il volere del padre, all’Università a Padova (le immagini in bianco e nero delle contestazioni sulle note della Canzone del Maggio di De André si mescolano alla fiction) “perché nella serie entra la Storia” spiega Riccardo Milani “e senti la responsabilità quando racconti le battaglie femministe per i diritti civili, la legge sul divorzio, sull’aborto”. Nel cast Denis Fasolo, Domenico Diele, Alessandro Roja, Demetra Bellina, Roberto Gudese e Corrado Fortuna.
Scritta da Giulia Calenda con Francesca Marciano e Valia Santella, prodotta da Angelo Barbagallo e RaiFiction, Di padre in figlia indaga sul rapporto tra sorelle, sulla solidarietà, sul desiderio di essere liberi, non a caso l’unico figlio maschio verrà schiacciato dalla personalità paterna. “Le sorelle nel nostro racconto sono molto diverse tra loro, hanno un approccio personale sulle cose, mi è venuto da pensare un po’ a Piccole donne, in cui tutte ci siamo identificate in Jo. Nella serie il contrasto è tra Elena che punta la propria sicurezza sulla bellezza e Maria Teresa, che cerca l’attenzione del padre per tutta la vita perché le riconosca la sua intelligenza senza riuscire a vederla fino alla fine”. Boni fa visitare la figlia Maria Teresa per controllare che sia ancora vergine e sarà il punto di rottura del loro rapporto.
“Maria Teresa è una piccola, pacifica rivoluzionaria. Negli anni in cui le ragazze si preparavano a studiare alle magistrali per diventare insegnanti decide di andare contro il potere paterno e di studiare Chimica a Padova” dice Cristiana Capotondi, che la interpreta con una tenacia e una grazia commoventi. “E’ una ragazza seria in un periodo in cui la ragazze si aprono all’adolescenza, ai colori, ai primi amori… Ma per me è piena di fantasia, s’immagina un mondo diverso in cui donne e uomini abbiano gli stessi diritti. La cosa bella è che in questo romanzo di formazione al femminile si incontrano tanti tipi di donne, lasciamo alle figure femminili il compito di raccontare l’Italia. Nel contrasto tra le due sorelle, una decisa a riscattarsi con lo studio, l’altra inebriata dalla sua bellezza e forse anche un po’ ingabbiata dalla bellezza, si costruirà una dinamica di confronto”. Il contrasto col padre è forte, la scena in cui decide di farla visitare è drammatica: “E’ stata una scena all’interno della quale si giocava la fine del rapporto, la disperazione dell’età adulta, quando il padre muore dentro di lei” continua l’attrice. “Una scena molto emozionante, la strada per diventare grandi”.
“Io sono la figlia turbolenta, vivace, il classico tipo che fa disperare i genitori” spiega Matilde Gioli “E’ bella la contrapposizione di Elena con Maria Teresa. Io mi sono molto emozionata a girare la serie, sono nata nel 1989 e le ragazze della mia generazione non hanno idea di cosa sia stato fatto per conquistare quello che abbiamo oggi, spero che la fiction verrà vista da tante ragazze che capiscano la fatica e le battaglie che sono state combattute. Anche se è interessante perché all’interno del racconto ripercorriamo il cambiamento del costume, ci sono tanti momenti gioiosi. Milani mi ha regalato la scena in cui ballo sulle note della Bambola di Patty Pravo, ho cercato anche di imitarla”.

Silvia Fumarola, La Repubblica

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