Alessio Boni tra memoria e sogni nel cassetto

Non nega Alessio Boni di volersi dedicare alla regia cinematografica: ”Vorrei ma ci vuole almeno un anno di tempo ed ora non posso fermarmi un anno siamo stati già tanto fermi’, tengo famiglia” dice e ride felice di quel bambino che da un anno e mezzo gli ha cambiato la vita. Per ora gira i teatri d’Italia come attore e regista.

”Ho debuttato con Molière a Lucca con uno straordinario musicista che si chiama Alessandro Quarta e saremo il 10 luglio al Campania teatro festival”, e poi ancora le letture di Dante, Don Chisciotte. A quando La compagnia del cigno 3? ”Non si sa, la Rai…i palinsesti tutto molto complicato… vedremo. Ma è stata un’esperienza bellissima i ragazzi sono straordinari”. Da pochi giorni comunque per la Rai è sul set de Le montagne del cuore, storia di Walter Bonatti che Alessio Boni, studia da tempo e gli è entrata nell’anima, ne parla piegando le dita come per afferrare le pareti della montagna da scalare.

”Walter Bonatti – spiega – era un uomo che non si poneva limiti, che andava dritto al cuore dei suoi obiettivi e poi era nato per la montagna, per lui erano una passeggiata cose impossibili per altri”. Bonatti nasce a Bergamo nel 1930, poco lontano da dove è nato – il 4 luglio del 1966 – anche Boni (l’attore è di Sarnico nei pressi del Lago d’Iseo) che non avrà difficoltà con l’idioma natio, e muore a Roma il 13 settembre del 2011 giusto dieci anni fa. ”Walter Bonatti – racconta Boni – era un uomo nato per il freddo, capace di scalare a mani nude nel gelo, di sopportare situazioni di disagio per altri nemmeno immaginabili. Aveva un fisico che era a suo agio nelle basse temperature, e un carattere altrettanto difficile, ruvido”. Dai 35 anni iniziò anche a raccontare le sue imprese in prima persona, realizzando una serie di reportage delle sue esplorazioni, dallo Zaire al Congo alla Nuova Guinea fino all’Antartide.

”Ma il film che stiamo realizzando – spiega ancora Boni – parla soprattutto della sua grande storia d’amore con Rossana Podestà”, che è interpretata da Nicole Grimaudo, mentre la regia è di Stefano Vicario. ”Erano i primi anni Ottanta – racconta Boni – e la Podestà era un’attrice famosa. In un’intervista le chiesero con chi sarebbe scappata su un’isola deserta e lei, con grande sorpresa dell’intervistatore, disse Walter Bonatti. Lui allora, che si era appena separato dalla moglie, le scrisse e si diedero appuntamento a Roma. Lei lo aspettava all’Ara Coeli, lui invece andò davanti a Milite ignoto e ci stazionò tanto a lungo che uno dei militari di guardia si insospettì e voleva cacciarlo. Bonatti, che non aveva proprio un buon carattere, si mise a discutere e questo però servì ad attrarre l’attenzione della povera Podestà che dopo aver atteso a lungo se ne stava andando. Non si lasciarono più fino alla morte di lui”.

Boni alterna la sua presenza sul set del docufilm con gli altri impegni di questo felice periodo dopo lo stop dovuto alla pandemia, nel quale però non ha certo perso tempo e realizzato il libro ”Mordere la nebbia” (Solferino), in cui in una sorta di romanzo di formazione racconta la sua determinazione nel diventare un attore, anzi ”un uomo”, come ama dire lui. Presto lo vedremo anche nel film che ha finito di girare per Marco Tullio Giordana, che gli diede il ruolo di Matteo Carati ne La meglio gioventù, un film per Netflix che racconta la vicenda di Yara Gambirasio. ”Si , uscirà a novembre – spiega – io interpreto un comandante dei carabinieri, mentre Isabella Ragonese è il pubblico ministero Letizia Ruggeri. In sostanza è un film sull’indagine. Non è facile entrare in una vicenda di cronaca così vicina, così drammatica, che ci ha coinvolti tutti”. 

ansa.it

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