LA FRANCIA AVRÀ DUE FESTIVAL DELLE SERIE TV. A LILLE E A CANNES

Finisce così il braccio di ferro tra due ministre della cultura

Due ministre della cultura, una in carica e l’altra appena scaricata l’anno scorso dall’ex premier Manuel Valls che sognava di correre per l’Eliseo, e due festival delle serie televisive.
Uno a Lille, Francia del Nord, capoluogo rosso, la città di Martine Aubry, la figlia di Jacques Delors; l’altro a Cannes, la storica capitale del cinema, città borghese, prima gaullista e poi da sempre repubblicana, da Juppé a Sarkozy.
È così che s’è concluso, a dispetto dell’efficienza e della corretta allocazione delle risorse pubbliche per dirla nel linguaggio degli esperti, il lungo braccio di ferro tra le due signore della cultura e del cinema francesi: madame Audrey Azoulay, ministra in carica (voluta, fortissimamente voluta da Hollande forse per dare un contentino, une compensation come ha scritto maliziosamente il settimanale satirico Le Canard Enchaîné, alla sua ex fiamma, Julie Gayet), e Fleur Pellerin, anche lei socialista, anche lei uscita a pieni voti dall’Ena (pensate, era compagna di corso della Azoulay), pupilla di Ségolène Royal, la ex compagna di Hollande, prima al ministero dell’innovazione, poi alla cultura e ora alla guida di una start-up tecnologica finanziata da Xavier Niel (tutto si tiene nella casta politico-affaristica della République), pronta a passare, come si spiegherà, alla presidenza del nuovo festival delle fiction e delle serie televisive di Cannes.
Il braccio di ferro va avanti da tempo. Le due signore, forti di appoggi e di relazioni nel mondo della gauche (la Azoulay, figlia di un banchiere marocchino, ama sempre ricordare che lei è cresciuta in un ambiente familiare «très à gauche» e lo stesso si può dire per la Pellerin, nata Kim Jong, adottata a sei anni da una ricca famiglia parigina), hanno avuto da sempre idee diverse su come e su dove organizzare un festival dedicato alle serie tv che, ormai sono il vero business del mercato televisivo dove la Francia, dopo gli Usa, è ben piazzata per capacità e competenze creative.
All’inizio le città candidate erano addirittura cinque: Cannes, per ovvie ragioni storiche e di tradizione, Parigi che ospita il Cnc, Centre national de cinématographie ed è un vivaio di start-up specializzate con la sua French Tech, Nizza, forse per decongestionare Cannes, Bordeaux che negli ultimi anni è diventata una «piazza» turistica straordinaria, e, infine, Lille, città industriale decaduta, che con il cinema e la tv non c’entra nulla, ma che proprio per questo forse meritava una specie di riparazione.
Tant’è che venerdì scorso 24 marzo la ministra della cultura Azoulay ha annunciato che il festival delle serie televisive si farà a Lille l’anno prossimo, nella primavera del 2018, e che la manifestazione mobiliterà almeno 4,5 milioni di euro di risorse pubbliche (un milione attinto dal budget del Centro nazionale di cinematografia).
Ma poteva finire così? Con Cannes, che si prepara a festeggiare, a maggio, per la settantesima edizione del suo festival, la nostra Claudia Cardinale (che campeggia, giovanissima, nel manifesto ufficiale), scartata?
«Nous avons les infrastructures et une marque reputée mondialement», abbiamo infrastrutture e una notorietà internazionale, insomma tutto quello che serve a un festival della televisione, ha proclamato immediatamente il sindaco repubblicano di Cannes, David Lisnard, ricordando che ben tre ministri della cultura, Fréderic Mitterrand, Aurélie Filippetti, e infine la Pellerin, gli avevano garantito in passato che il festival si sarebbe fatto lì, sulla Croisette.
E, infatti, si farà. Ad aprile 2018 in competizione (e in sovrapposizione) con quello di Lille. E’ già tutto pronto: organizzazione, uffici, strutture commerciali (sono quelli del Miptv, Marché international de la télévision, che già si affianca al festival). Ed è pronto il manager, anzi la manager, che guiderà la nuova manifestazione.
Chi? Proprio lei, la ex ministra Pellerin, che, grazie al suo «reseau» professionale (attualmente guida Koreleya, una start-up specializzata nella comunicazione, come si ricordava prima), porta in dote il main sponsor, Canal+ di Vincent Bolloré che si è impegnato, non si sa come visti i tempi, a sborsare la bella cifra di 4 milioni di euro.
«Sarà una bella gara Sud-Nord», dice scherzando il sindaco di Cannes e scomoda anche Darwin: «Sarà una selezione darwiniana». Più accorta l’ex ministra: «Chi l’ha detto che ci debba essere un solo festival?». Forse lo dice il mercato in un paese che non sono gli Stati Uniti.

Giuseppe Corsentino, ItaliaOggi

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