“Jams”, la serie tv che parla di molestie ai ragazzi e ai genitori

La madre la vede cambiare. Joy, lunghi capelli biondi, occhi turchesi, non vuole più andare a scuola, si chiude in sé stessa. Anche gli amici capiscono che a quella ragazzina solare, cuoca provetta, è successo qualcosa. Ma cosa? Nessuno può immaginare il peggiore degli incubi: è stata molestata da un vicino di casa, amico del padre, avvocato stimato. Una persona insospettabile. Mentre prepara la merenda per il fratello, l’uomo le accarezza il collo; Joy istintivamente capisce che qualcosa non va, si sente a disagio. Lui non si fermerà.

Jams (il titolo è l’acronimo dei nomi del quartetto di amici, (Joy, Alice, Max Stefano) in onda dall’11 marzo su Rai Gulp alle 21 e disponibile dal 6 su Rai Play: è la prima serie in Europa che affronta le molestie sui minori. Prodotta da Rai ragazzi e Stand by me con la consulenza dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, attraverso le vicende di quattro compagni di scuola che frequentano la prima media, lancia l’allarme sugli abusi. Lo fa in modo delicato, ma aiuta gli adolescenti – e i genitori – a capire certi comportamenti (alla serie è legata la campagna social #meglioparlarne), invita a individuare i segnali e a confrontarsi, perché spesso chi è vittima di abusi si colpevolizza. E non racconta.

“Una rete tv destinata ai ragazzi di servizio pubblico deve intrattenere – spiega Luca Milano, direttore di Rai ragazzi – ma deve anche saper affrontare temi sociali delicati. Jams aiuta i ragazzi a capire dove può nascere un pericolo come la molestia sessuale e a difendersi. Ci rivolgiamo direttamente al nostro pubblico, che va dai 7 ai 12 anni, con una fiction rispettosa, attenta, che non vuole creare ansia ma che aiuta a risolvere un problema. Abbiamo avuto la presenza di una psicologa sul set. La tv per ragazzi sta cambiando, abbiamo realizzato un cartone animato sulla Shoah, ora questa serie in dieci puntate offrirà ai ragazzi – e ai genitori – uno strumento di comprensione. Abbiamo collegato alla serie una campagna e un vademecum preparato con l’Ospedale Bambino Gesù. Se uno spettatore o una spettatrice si identifica con Joy deve parlarne con un adulto, i genitori o un amico. Porteremo la serie nelle scuole”.

In un clima allegro, colorato, con un contest di cucina in cui si sfidano gli alunni (guest star Alessandro Borghese), Joy vive il suo incubo, raccontato agli spettatori da Alice, voce narrante. “La tv per ragazzi – spiega ancora Milano – ci presenta il mondo come dovrebbe essere. Stavolta presentiamo il mondo com’è, non per creare ansia ma per essere più consapevoli e quindi più felici”.
“Lavorare per il mondo dei bambini – dice Simona Ercolani, che ha ideato la serie e l’ha scritta con Angelo Pastore, Mariano Di Nardo e Josella Di Porto – vuol dire rispettarli e rivolgersi a un pubblico molto esigente. Abbiamo scritto la storia con il pensiero di non turbarli, i medici del reparto di Neuropsichiatria infantile diretto dal professor Stefano Vicari ci hanno dato una mano. Joy torna nella casa dell’uomo che molesta. Ci si può chiedere: perché? Non la costringe nessuno. Succede nella realtà perché i bambini sono manipolati. Questa serie ci ha reso genitori migliori”.

I protagonisti Sonia Battisti (Joy), Giulia Cragnotti (Alice), Andrea Dolcini (Max), Luca Edoardo Varone (Stefano) scelti, dopo un cast accurato, raccontano che per loro è stata un’esperienza fantastica “che ci porteremo nella vita”. La sigla Un istante di te è cantata da Ruggero Pasquarelli, cantante idolo dei teenager. I giovanissimi protagonisti sono stati liberi, recitando, di intervenire sui dialoghi. “Per noi era importante la spontaneità –  spiega Ercolani – le sceneggiature non sono blindate sul set abbiamo lavorato sulle situazioni. Una tecnica da post-neorealismo, i ragazzi ci hanno messo molto del loro, li abbiamo lasciati liberi di interpretare. Si sono sviluppate emozioni e reazioni che non sarebbero emerse tenendoli legati al copione. A un certo punto un maestro parlava del bullismo e un bambino che faceva la comparsa si è messo a piangere: ‘A me è successo’, ha spiegato”.
Per Ruggero Parrotto, direttore generale del Bambino Gesù “è importantissimo parlare. Abbiamo accettato di partecipare a questo progetto perché ci siamo fidati di Ercolani, della Rai e perché lavorando in un ospedale come il nostro lo abbiamo considerato un dovere. Sia al pronto soccorso che nei reparti, accogliamo bambini abusati: la violenza esiste, non va negata. Non è strano avere paura, abbiamo tutti paura, ma va sempre denunciata. È vero che Jams è una produzione per ragazzi, ma spero la vedano anche gli adulti”.

Silvia Fumarola, Repubblica.it

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