«Raised by Wolves», Ridley Scott e la sua prima serie tv su un futuro apocalittico

I nuovi Adamo ed Eva non vivono nell’Eden, ma in un pianeta misterioso e desolato che di paradisiaco ha davvero poco. A coprirli non ci sono foglie di fico, ma tutine aderenti e ultra tecnologiche, che fasciano i loro corpi definiti. I nuovi Adamo ed Eva sono due androidi e il loro creatore è uno che della materia se ne intende parecchio, Ridley Scott, che con «Raised By Wolves – Una nuova umanità» firma la sua prima serie tv, al debutto l’8 febbraio dalle 21.15 su Sky e in streaming su Now Tv. «Non avevo programmato di dirigere questa serie, ma quando ho letto la sceneggiatura di Aaron Guzikowski mi sono reso conto che ero di fronte a qualcosa di diverso. Un nuovo modo di pensare a un nuovo mondo», racconta il regista.

Poco per volta, la tentazione di tornare a plasmare un inedito universo distopico è diventata troppo forte: «Questi due bio-meccanoidi hanno il compito di creare un nuovo mondo, portando con loro 18 embrioni di esseri umani. Era una sfida meravigliosa per me. Mentre leggevo ho iniziato a vedere le immagini. Poi ho creato uno storyboard nella mia testa, quindi l’ho messo su carta. Infine ho deciso che volevo impostare il ritmo della storia». E quindi ecco questa imponente serie tv la cui seconda stagione è già stata confermata. Il futuro che viene descritto è inquietante e carico d’angoscia, con l’umanità fratturata da guerre di religione e il mondo — ormai popolato sia da umani che da robot — distrutto da questa folle violenza. Lo scontro globale è tra atei militanti e un ordine religioso di derivazione cristiana, quello dei Mitraici. La sola speranza, è nella creazione di una nuova umanità, appunto, motivo per cui i due androidi — non a caso si chiamano Madre (interpretata da Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim) — portano nel loro viaggio verso il pianeta sconosciuto, vergine, embrioni umani con cui iniziare una nuova civiltà che sia rigorosamente atea, per non sprofondare di nuovo nelle divisioni. Ma, negli anni, ne sopravviverà solo uno.

Ancora una volta, queste creature che di umano hanno tutto e niente, tornano nell’universo di Scott, dopo che se li era già figurati in progetti passati alla storia del cinema come «Alien» e «Blade Runner». «In un certo senso è un’idea simile ad “Alien”: queste creature sanno di essere responsabili di una risorsa di enorme valore — riprende il regista —. In questo caso, cosa c’è di meglio che dare ai due robot 18 embrioni che potrebbero costituire una grande porzione del nuovo mondo. Il compito dei due è assicurarsi che i bambini abbiano tutte le possibilità per vivere il più a lungo possibile. Questo è tutto. Ho amato la logica. E mi piace quando la logica entra nella fantasia, la rende molto più potente». Il riferimento alla Creazione non è forzato. Tutto il racconto si muove in un delicato ma riuscito equilibrio tra un clima preistorico e uno futuristico, così ci sono navicelle spaziali e abitazioni rudimentali, simili a un nuraghe, abiti sbrindellati e completini tecnologici. «Padre e Madre sono Adamo ed Eva, quindi, avrebbero dovuto essere nudi. Ma non sentivo che andasse bene — fa sapere Scott —. Un giorno stavo camminando per Londra, ho attraversato Soho e sono passato davanti a un negozio. Era un sexy shop e in vetrina c’era un completo elastico. Ho pensato: è interessante. Così ho detto ai miei assistenti: “Andate a comprare quell’abito immediatamente e adattalo agli attori”. È così che è iniziata la costruzione dell’aspetto dei due robot».

Nella cura del dettaglio si vede il cinema di Scott e nell’insinuazione del dubbio la sua firma. Per prosperare in questa nuova era, bisogna porsi interrogativi e compiere scelte coraggiose. Ad Adamo ed Eva viene data una nuova possibilità. Sperando facciano meglio dei primi.

Chiara Maffioletti, Corriere.it

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