Aiello: “E adesso vi faccio vedere la mia parte più meridionale e… carnale”

Il cantautore racconta a Tgcom24 il nuovo singolo “Vienimi (a ballare)”

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Per la prima volta Aiello racconta le sue radici e scava nel profondo. Un racconto della sua persona e della sua visione artistica. Il cantautore aveva bisogno di tempo. Il primo disco era istintivo, una sorta di “ci sono anch’io”, ora l’artista si mette a fuoco. Ha in mano la bussola, percorre la sua strada “senza il timore di essere frainteso, in maniera molto naturale”.

Vienimi (a ballare)” è il suo primo singolo dopo il lockdown che gli ha impedito di andare in tour: “Il peggio è passato, ora sono invaso da pensieri e messaggi esagerati”.

Perché “Vienimi” e non “vieni” a ballare?
Per sottolineare l’aspetto più carnale. Oggi ci sono tante regole per il distanziamento e vanno rispettate, ma il concetto è non ballare insieme con quella distanza psicologica. Il brano l’ho scritto durante l’inverno, forse dettato dall’esigenza di calore e contatto. Ma corrisponde benissimo a questo momento in cui c’è bisogno di abbracci. Noi calabresi siamo molto carnali, passionali, epidermici…

A proposito di Calabria, in “Vienimi a ballare” c’è questa tua voglia di riappropriarti delle radici…
Noi meridionali siamo sempre stati storicamente più sfortunati per diverse ragioni. Poi in Calabria… Sia chiaro, non sono uno struzzo che mette la testa sotto e fa finta di non vedere, anzi.. la mia intenzione è raccontare anche la bellezza della Calabria fatta di radici greche, spagnole, bizantine, mediorientali. Un mix di culture incredibile. E pensare che ci sono ancora idioti che parlano di razze e diversità.

Il ricordo di una tua estate meridionale?
Le primissime, da piccolo, a Fuscaldo, un paesino con poche anime che per me era Miami. Erano le estati più belle, in cui mi ritrovavo con gli amici napoletani, ai tempi non c’erano i social, che non sentivo e vedevo da un anno. Le partite a carte in spiaggia, i falò…

Parli di nuovo di una storia d’amore finita, hai sempre questa malinconia…
La malinconia mi fa stare bene, mi ricarica. Non la vivo mai in maniera negativa o rinunciataria. E’ successo ma prometto che non mi avveleno più.

Mostri molti lati inediti nel video… quelli più imprevedibili?
Metto a fuoco la mia persona sotto tutti i punti di vista. I miei lati più meridionali. Ballo, mi muovo, sono trasportato dalla musica. E’ un racconto meridionale di un contesto autentico e terreno.

Eri pronto con un tour già sold-out, come hai vissuto il lockdown?
Con amarezza per la situazione generale e di salute. Poi sono emersi pensieri rispetto agli aspetti professionali. Il blocco è arrivato nel momento in cui ero esploso. Il tour era quasi sold out senza un Sanremo e senza un talent. E’ stata una botta, ma era così grave intorno che mi sono fermato a riflettere. La fortuna è che si è creato uno zoccolo duro… Ho sempre creduto nell’arrivo dell’estate, della luce, e ora sono invaso da pensieri e messaggi esagerati.

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