MasterChef Italia 11, vince Tracy

La ventottenne originaria della Nigeria ha battuto, con un menù ricco di contaminazioni, Christian e Carmine

n menù a mezza via fra la Nigeria e l’Italia, foglie di banano accanto ad un baccalà mantecato. Tracy, seconda fra i quattro sopravvissuti di MasterChef ad essersi visto garantito l’accesso alla finalissima, ha vinto tutto. Ha vinto la competizione, la sfida con Christian e Carmine, ha vinto lo scetticismo di chi non l’avrebbe creduta capace. Ha vinto ogni cosa, persino la propria riluttanza a considerarsi degna. «Devo imparare a fidarti di me stessa e degli altri», s’è detta Tracy, che, al termine di un Invention Test stellato, ha raggiunto Carmine sulla balconata dei finalisti. Christian sarebbe arrivato poco dopo, portato in alto da un piatto – replica di quel che ha scelto lo chef Andreas Cominada – che gli ha consentito di vincere la tracotanza di Lia. 

La finale, dunque, è stata quel che Tracy aveva desiderato: lei, sola, fra due giovanissimi sfidanti. Come si sarebbe risolta, lo si è capito con la prima portata, un antipasto. La ventottenne di Verona, unica fra i tre, ha presentato un baccalà mantecato, con spuma di prezzemolo e cialda alla curcuma, aglio nero e spezie. «Eccelso», lo ha definito Bruno Barbieri, che di fronte ai piatti degli avversari ha storto il naso. Carmine, con i suoi peccati di hybrisChristian, con la troppa semplicità. Tracy, l’undicesima edizione di MasterChef Italia, l’ha vinta prima ancora che la finale potessi dirsi iniziata. E l’ha vinta ancora, ad ogni piatto, ad ogni assaggio. Ravioli orientali, con ripieno di capra e salsa al coriandolo. Maiale cotto fra le foglie di banano. Mousse ai tre cioccolati, senza il gelato che aveva previsto, ché quello, ad un’ultima occhiata, s’è detta avrebbe rovinato l’insieme. 

«Sìì», un urlo ha accompagnato l’annuncio di Giorgio Locatelli. Tracy, sotto la pioggia di coriandoli che colora ogni finale di MasterChef, è caduta sulle ginocchia, gridando la propria gioia. Accanto a lei, la madre e il fratello. Poi, i compagni di gara, gli occhi felici di chi sa di aver dato tutto.

vanityfair.it

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