“Io per 80mila euro neanche mi alzo”: bufera sulla frase dell’influencer Chiara Biasi

«Io per 80mila euro manco mi alzo al mattino e mi pettino i capelli!». La frase pronunciata dall’influencer Chiara Biasi su Italia 1 durante uno scherzo organizzato dalle Iene ha avuto il solito contorno di ripercussioni virali. I commenti sdegnati, la rabbia e l’orgoglio (di chi quelle cifre non le vede nemmeno con il binocolo), il risentimento e la frustrazione. Visto il diluvio social, l’influencer ha provato a spiegarsi: «La mia uscita può sembrare fuori luogo o infelice… ma stavo passando le pene dell’inferno e non riuscivo a spiegare che non me ne fregava dei soldi e del diventare famosa in Asia, bensì di continuare a lavorare come ho sempre fatto in modo “pulito”. Io per qualsiasi cifra non faccio certe cose, tra le quali campagne su un assorbente volante o su un water» (lo scherzo era questo). Certe cose lei non le fa. Ma appena le hanno rivelato che era solo un gioco, il primo pensiero è andato a quella cifra sfumata («ma quindi non mi piglio neppure gli 80mila euro?»).

In un Paese dove l’ascensore sociale è bloccato, è inevitabile che si guardi con diffidenza a chi riesce a guadagnare tantissimo con poco sforzo e soprattutto senza un bagaglio di sacrifici (di studio e di competenze, di gavetta e di lavoro), ma del resto la società delle disparità prevede anche questo. E se una volta avevano presa gli influencer religiosi e politici, oggi funzionano quelli di lifestyle, perché c’è chi si sente perso se non ha una guida… E c’è chi l’ha trovata in Chiara Biasi, 29 anni e due milioni e mezzo di follower su Instagram. Amica di Chiara Ferragni e della fashion designer Gilda Ambrosio, già tempo fa l’influencer aveva rivelato in tv (sempre su Italia 1, quella volta a Emigratis) di guadagnare più di 10mila euro a post. Ha visto evidentemente salire di parecchio le sue quotazioni se non ha pensato che la proposta di 80mila euro per una campagna fotografica su Vogue Cina potesse essere — quello sì — il vero scherzo.

Renato Franco, Corriere.it

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