“Battiato non ha l’Alzheimer”, la famiglia smentisce tutto

L’ansia per la prolungata assenza da palchi e tv di Franco Battiato, la preoccupazione che a nove mesi dalle fratture di bacino e femore possano essere insorte altre patologie, addirittura dei vuoti di memoria o, come ipotizza qualche «presunto amico», l’ombra dell’Alzheimer, sembrano infrangersi sulla soglia della villa di Milo sospesa fra la cima dell’Etna e il mare della costa catanese. Un Eden dove ieri pomeriggio l’autore del «centro di gravità permanente», ignaro del terremoto suscitato sul web a causa di un post e di una poesia che quasi lo dava per spacciato, guardava la tv sorridendo alla cognata, un occhio alla fidata Anna, la governante che prepara le granite alla ciliegia mentre Said, lo storico autista del maestro, corre avanti indietro per le commissioni, farmaci compresi.

Le rassicurazioni e l’irritazione della famiglia

Certo, nella spesa quotidiana di questo piccolo nucleo deciso a proteggere la convalescenza di Franco Battiato ci sono anche le medicine. Utilissime per affrontare le ammaccature di un corpo ancor più fragile dopo le brutte fratture provocate da accidentali cadute. Roba da abbattere un toro, come fa capire il fratello Michele che invita a non insistere quando gli amici più cari si offrono di arrampicarsi verso quel giardino incantato, assicurando solo che «lo stato generale migliora, che c’è una ripresa». Come ripete all’impresario Salvatore Tolomeo, tanti spettacoli insieme. Come fanno sapere a Elvira Seminara, la scrittrice siciliana sempre presente alla feste organizzate da Battiato, adesso in contatto telefonico dalla Lapponia: «Dopo queste botte della vita l’ho trovato avvolto in una leggerezza ascetica, il sorriso beffardo di chi si distacca da un mondo, da una realtà in cui non si è mai riconosciuto troppo…». Ed ecco richiamare i versi della famosa «Ti vengo a cercare», dove una strofa sembra ritagliata per l’autore in panne: «Fare come un eremita / che rinuncia a sé…». È proprio questa rinuncia che cerca di combattere il fratello Michele con la moglie e i fedeli collaboratori. E che forse ha tratto in inganno Roberto Ferri, un amico del cantautore nato a Ionia nel 1945, pronto a postare su Facebook una poesia, «Prigionieri delle nostre solitudini», accompagnata dal commento «Ode all’Amico che fu e che non mi riconosce più». Testo adesso rimosso dopo le proteste della famiglia contro i «presunti amici», ma con tanti «mi piace», compreso quello di un altro compagno di giro, Salvatore Massimo Fazio: «Roberto sei coraggioso a darne la quasi ufficialità. Purtroppo è come riporti tu». Come i due inquietanti versi della poesia poi cancellata: «Mentre la tua mente non si sa dove fosse/ lungo antichi lidi o prati scoscesi». A Milo la moglie del fratello Michele si alza dalla poltrona davanti alla tv, lascia il cognato un momento da solo ed esplode al telefono contro «quel deficiente»: «Come si fa a scrivere una cosa del genere se una diagnosi simile non è mai stata fatta da nessuno? Come si fa a dire che Franco non c’è più se questi signori che scrivono e commentano in questa casa non sono mai venuti?».

Gli amici

L’irritazione corre sul filo del telefono, visto che comunque per ragioni di privacy le visite vengono evitate: «Non hanno mai parlato con noi, ma come famiglia abbiamo deciso di non smentire, di lasciar correre perché la finiranno, stancandosi. Una diagnosi di Alzheimer o di demenza senile comunque non è mai stata fatta». Insomma non siamo davanti ad un nuovo caso Marchionne, «perché Franco è stato malato e adesso migliora», ripete la signora Battiato, indispettita dal vocio che continua a rimbalzare sul suo tablet. Effetto di preoccupazioni che creano comunque inquietudine nei veri amici di Battiato, a cominciare dall’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, ieri a Londra, il pensiero all’ultimo incontro, l’ultimo concerto di Battiato. Settembre dell’anno scorso. Teatro greco di Catania. A migliaia in visibilio per la Messa arcaica intonata dal maestro seduto su una sedia, «già stanco, affaticato», notò l’ex sindaco. Poi le canzoni più famose, sempre seduto. Infine, il regalo di «Ti vengo a cercare». In piedi. Uscendo di scena alle ultime note, senza attendere gli applausi, come ricorda Bianco: «Ripensandoci è come se fosse uscito in quel momento dalle relazioni. Poco tempo dopo le cadute, i concerti annullati, senza più rispondere ai messaggi…». Appare così davvero velato il tempo in cui Battiato duettava sulle scene con l’amico del cuore, Manlio Sgalambro, il filosofo che amava l’Eden di Milo dove adesso, lontano dal piano, un poeta sonnecchia davanti alla tv.

Felice Cavallaro, Corriere.it

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