Scoppia la moda dei biopic: in arrivo i film su Boy George e David Bowie

Il nuovo filone è la vita delle star: decolla il genere biografico soprattutto dopo il successo milionario di «Bohemian Rhapsody»

Quando la vita diventa un biopic metà del lavoro è fatto: la sceneggiatura è già scritta. Che poi la si possa rovinare con un film deludente è un altro discorso, ma la tendenza — a ondate carsiche — riemerge come una moda che non passa mai. In principio c’è stato lo strepitoso successo di Freddie Mercury con Bohemian Rhapsody che ha superato i 900 milioni di dollari e ricevuto quattro Oscar, tra cui quello a Rami Malek che si è clonato nel leader dei Queen. Poi è toccato a Elton John interpretato da Taron Egerton in Rocketman: in questo caso ha venduto di più la vita vera del cantante, perché quella nel film si è fermata a 150 milioni di dollari. Bene ma non benissimo.In coda ci sono già altri progetti. Il film su Boy George partirà dalle origini operaie dell’artista — nato in una famiglia irlandese con quattro fratelli — per arrivare alla celebrità negli anni Ottanta, nel periodo del New Romantic inglese, con il suo primo gruppo, i Culture Club. Stereotipo ricorrente nel mondo della musica è la cifra della trasgressione, che aggiunge fascino alla colonna sonora: lo stile androgino di Boy George, la passione per la droga più che per il sesso («meglio una tazza di tè», la sua battuta che aveva il sapore della provocazione). L’ascesa del leader dei Culture Club fu favorita da Malcolm McLaren, a sua volta creatore e manager dei Sex Pistols, su cui è in preproduzione un altro biopic, di cui non sono ancora stati rivelati i dettagli, a partire dal cast. Certo è che la vita di Johnny Rotten e Sid Vicious conta abbastanza aneddoti da poterne trarre pure una serie tv. MgM (che produrrà il biopic su Boy George) è anche dietro il progetto su Aretha Franklin che sarà interpretata da Jennifer Hudson. La cantante (e attrice) è stata scritturata nel ruolo della Queen of Soul direttamente dalla regina: prima di morire la sentì cantare un medley delle sue canzoni al party dei Grammy e le diede l’investitura.Su Netflix è disponibile The Dirt: Mötley Crüe che ripercorre alti e bassi dei padrini del glam metal, un quartetto da 100 milioni di dischi, un gruppo la cui vita artistica è stata intensa quanto quella personale, una fedina di trasgressioni fatta di problemi con la legge, accuse di messaggi diseducativi, il classico abuso di droga e alcol che ha reso Nikki Sixx e Tommy Lee (interpretati da Douglas Booth e Richard Colson Baker) due icone da stampare sulle magliette. «Non eravamo una band. Eravamo una gang. Una gang di idioti», l’incipit del film che racconta una vita da sballo. Durante i tour la sveglia era puntata alle 5 (del pomeriggio…), il rito dell’alcol era più venerato di quello del cappuccino, quindi il concerto e poi il viaggio verso la tappa successiva del tour con inevitabile sosta allo strip club per il rifornimento di donne e alcol. Un vita incredibile con una resa cinematografica che ha lasciato perplessa però molta critica: per Entertainment Weekly «questo film non vincerà nessun premio, né dovrebbe».Una storia tragica che diventerà film è quella del gruppo rock Lynyrd Skynyrd che raggiunse l’apice negli anni Settanta, ma concluse improvvisamente la sua parabola con la morte in un incidente aereo di tre dei suoi componenti. Nasce già male invece l’idea di un biopic dedicato a David Bowie che dovrebbe essere interpretato da Johnny Flynn. Duncan Jones (il figlio del Duca Bianco) ha già detto che «per come stanno le cose, non ci sarà la musica di mio padre». Al massimo si può puntare su un film muto.

Renato Franco, corriere.it

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