I 50 anni di Arancia meccanica, il film che spaventò anche il suo autore

I 50 anni di Arancia meccanica, il film che spaventò anche il suo autore

Federico Fellini si vantava (a suo modo) di essere diventato un aggettivo; Arancia meccanica, molto prima di “Ed è subito polemica” e “Il cielo sopra Berlino” (o Milano o Catanzaro o dove capita), è diventato un titolo di giornale.

Dall’inizio degli anni Settanta in poi l’etichetta di “Banda dell’Arancia meccanica” è toccata infatti a parecchi. Uno degli effetti non graditi al suo creatore, il maniacale Stanley Kubrick, di cui si dice che abbia fatto un capolavoro per ogni genere (“Orizzonti di gloria”, “Rapina a mano armata”, “Lolita”, “Il dottor Stranamore”, “2001 Odissea nello spazio”, “Shining”, “Full metal Jacket”, “Barry Lyndon”). 

“Arancia meccanica” è infatti, tra le molte altre cose, l’unico caso di film censurato e ritirato dal suo autore.

Kubrick non resse all’idea che dei teppisti e criminali si fossero dichiaratamente ispirati a una sua opera.

Ma Arancia meccanica (tratto dal romanzo “A Clockwork Orange” di Anthony Burgess) è anche un apologo sul potere e il controllo, una riflessione amara sull’ “educazione”, una fotografia distopica del ribellismo moderno, un trattato sul desiderio disfunzionale e il libero arbitrio, un film scintillante e (ancora) modernissimo innervato di scelte musicali che hanno fatto storia.

E se uno dei più noti critici americani, Pauline Kael, ne parlò come di una “porno-violent sci-fi comedy”, Variety, la cosiddetta Bibbia dello spettacolo, lo definisce “un incubo brillante”.

ansa.it

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