Calcio e diritti tv. Rinviata la pubblicazione dei pacchetti Mediapro

L’intesa “win-win” tra Sky e Mediaset per lo scambio di piattaforme e l’avvio della cessione di parte delle attività di Premium rafforza entrambi i gruppi creando problemi a Vivendi che progetta un gruppo media “latino”, ma nei fatti rende più facile un accordo tra i francesi e il Biscione. Intanto Mediapro fa riferimento anche all’intesa a sorpresa tra gli operatori televisivi per rinviare la pubblicazione dei pacchetti con i quali dovrebbe rivendere i diritti sulla serie di calcio del prossimo triennio.

La scelta degli spagnoli è quella di mettere in “stand by” la pubblicazione dei pacchetti, inizialmente attesa entro martedì. Secondo fonti vicine al dossier, Mediapro attende un eventuale pronunciamento dell’Antitrust sull’alleanza televisiva (che in realtà potrebbe essere previsto solo quando Mediaset cedesse parte dell’operatività di Premium) e nuovi incontri con gli operatori: nei pensieri dei manager spagnoli resta privilegiata l’ipotesi del canale della Lega, anche se la stessa Antritrust ha già chiarito che il progetto non era contemplato dal bando.

Insomma più tempo, lo stesso che serve ora a Bollorè e Berlusconi per trovare un’intesa extra giudiziale che sia del tutto indipendente dalle sorti di Tim. La futura governance e anche il reale controllo del gruppo Tlc sono quanto mai incerti, ma il gruppo non molla sul fronte media, anche se la joint venture con Canal+ appare archiviata, soprattutto ora alla luce della scelta di campo di Premium. Il progetto Tim Vision però va avanti con investimenti importanti: tra i 100 e i 120 milioni all’anno per i prossimi dieci anni, con l’obiettivo di salire dagli attuali 1,9 milioni di utenti a quota 4,5 entro il 2020 attraverso produzioni proprie e accordi su contenuti, che potrebbero anche riguardare il calcio. In attesa che si risolva appunto la partita sui diritti per la serie A.

Premium non chiude, ma contenuti e attività operative si avviano verso Sky, in modo che ognuno faccia il proprio lavoro: la pay tv o la televisione generalista. Un business, quest’ultimo, che porta ancora ricavi e utili, con produzioni autonome interessanti sia per il web sia per chi vuole costruire un gruppo media che comprenda Francia, Italia e Spagna. Bollorè appunto, che sa quanto Mediaset sia forte proprio nel Paese iberico, dove invece Vivendi manca del tutto. Ecco perché l’antico progetto di accordo vero, anche a livello societario che comprenda le capogruppo, tra il Biscione e i francesi resta ancora più valido nei presupposti.

Gli avvocati continuano a parlarsi, le incomprensioni personali si superano, fanno notare i vecchi pontieri, e il tempo passa: entro il 18 aprile Vivendi deve affidare a un “blind trust” quasi il 20% di Mediaset per adempiere alle decisioni Agcom. E se Vivendi sarà più libera da Tim, a prescindere di come andranno le cose con Elliott, un accordo “riparatore” con Mediaset è più facile. In attesa che si risolva anche la partita sui diritti del calcio.

La Stampa

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